La comunicazione individuale

Gli assiomi della comunicazione

Ora che abbiamo visto molto brevemente l’evoluzione di alcuni modelli di comunicazione a livello di organizzazione, andiamo ad approfondire cosa accade tra gli individui che ne fanno parte, iniziando proprio dal modello sistemico che ha visto in Paul Watzlawick uno dei suoi massimi esponenti. Il Professor Watzlawick (austriaco di origini italiane, naturalizzato americano) ha pubblicato nel 1967 “Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi”, un libro imprescindibile per chi desidera approfondire temi di comunicazione. All’interno di questo libro egli propone alcuni assiomi sulla comunicazione, tra cui il primo e più importante recita:

è impossibile non comunicare

Eccoli di seguito:
  1. È impossibile non comunicare. In qualsiasi tipo di interazione tra persone, anche il semplice guardarsi negli occhi, si sta comunicando sempre qualche cosa all’altro soggetto.
  2. In ogni comunicazione si ha una meta-comunicazione che regolamenta i rapporti tra chi sta comunicando.
  3. Le variazioni dei flussi comunicativi all’interno di una comunicazione sono regolate dalla punteggiatura utilizzata dai soggetti che comunicano.
  4. Le comunicazioni possono essere di due tipi: analogiche (ad esempio le immagini, i segni) e digitali (le parole).
  5. Le comunicazioni possono essere di tipo simmetrico, in cui i soggetti che comunicano sono sullo stesso piano (ad esempio due amici), e di tipo complementare, in cui i soggetti che comunicano non sono sullo stesso piano (ad esempio la mamma con il figlio o il capo con il sottoposto)

Cenni sulla comunicazione tra individui

Quando si comunica, che ciò accada tra amici al bar o in ambiente di lavoro, può essere molto utile conoscere alcune caratteristiche delle interazioni tra individui. Andiamo ora a vedere le più salienti.

Già prima del modello sistemico si è appurato che tutte le trasmissioni di informazione comportano un ERRORE (rumore), che può essere di varia natura:

  • PERDITA di informazioni
  • CAMBIAMENTO dei contenuti
  • AGGIUNTA di dettagli non esistenti

La comunicazione avviene sempre su 3 livelli:

  • NON VERBALE (55%) gesti, postura, mimica
  • PARA-VERBALE (38%) – tono, ritmo, timbro
  • VERBALE (7%) – contenuto semantico delle parole pronunciate

Pur rimanendo prudenti sulle percentuali sopraindicate (Mehrabian, 1971), è fondamentale comprendere come soltanto una minima parte di ciò che comunichiamo dipenda dal contenuto verbale, mentre quasi tutto passa attraverso il tono di voce, la postura, la velocità dell’eloquio, i gesti rafforzativi…Se consideriamo che larga parte della comunicazione, specie tra i giovani, avviene per brevi messaggi di testo (WhatsApp, Messenger…), ecco che nonostante l’aiuto delle emoticon lo scambio reale di informazioni sia gravemente compromesso, con una probabilità di rumore (errore) altissima.

La comunicazione nei suoi 3 livelli appena visti può passare attraverso 3 canali:

  1. UDITIVO (livello verbale e paraverbale)
  2. VISIVO (livello verbale e non verbale)
  3. TATTILE (livello non verbale)

Questi 3 canali hanno caratteristiche diverse, come diverse sono le aree cerebrali e i circuiti neurologici che codificano le informazioni. Il canale uditivo si può soltanto attenuare (es: cuffie o tappi) ma mai completamente inibire. Il canale visivo si può inibire chiudendo gli occhi, mentre il canale tattile si può attenuare in minima parte coprendosi, ma il suo utilizzo dipende molto dal tipo di comunicazione, dalla confidenza con l’interlocutore e di conseguenza dagli spazi reciproci occupati. Il filone che si occupa degli spazi e di come vengono gestiti nella comunicazione prende il nome di prossemica.

Ciascuna persona ha una propria modalità percettiva preferita. Tuttavia se dovessimo ipotizzare una gerarchia, possiamo dire che in un certo senso su tutti i canali comanda il canale uditivo, che anche a livello ontogenetico infatti si forma completamente nel feto (in pancia) dopo circa 4 mesi e mezzo di gestazione, laddove gli altri richiedono invece anni per completarsi. L’orecchio, inoltre, determina la postura e di conseguenza influenza la risposta motoria di tutti i muscoli del corpo: se avete avuto occasione di vedere un non-vedente e un non-udente che camminano, avrete notato come spesso il primo si muova molto più elegantemente ed elasticamente rispetto al secondo, a testimonianza che alcune informazioni di base che ricaviamo dall’ambiente esterno passano primariamente (e spesso inconsapevolmente) attraverso il canale uditivo, permettendo di muoverci in modo quasi del tutto automatico, a prescindere dal nostro stile percettivo/cognitivo.

Sappiamo anche che le informazioni acustiche ambientali hanno il potere di ricaricare (o scaricare) il cervello, stimolando l’attività elettrochimica della corteccia cerebrale. Nella comunicazione tra due o più individui è importante tenere conto di questo, sapendo che ad esempio urlare ai bambini o ad un sottoposto genererà uno stress acustico, una probabile diminuzione delle energie mentali e senz’altro rabbia e frustrazione.

Per quanto riguarda invece emittente e ricevente occorre ricordare che entrambi hanno credenze e convinzioni diverse l’uno dall’altro. Ogni messaggio viene interpretato secondo il proprio modo di vedere e percepire la realtà (costruttivismo). Vi è infatti una tendenza da parte di ciascuno a selezionare le informazioni che combaciano con le proprie idee e rifiutare le novità (resistenza neghentropica). Il bravo comunicatore ne dovrà tener conto, per minimizzare le resistenze al cambiamento e raggiungere lo scopo della propria comunicazione.

I 3 filtri di Socrate

Per concludere, voglio riportare qui una storiella attribuita a Socrate, che molto spesso si trova citata nel web ma che ritengo molto utile e degna di essere riproposta, in quanto ci ammonisce su alcuni vizi della comunicazione:

Nella Grecia antica Socrate era apprezzato da tutti per la sua saggezza. Si racconta che un giorno incontrasse un conoscente che gli disse: ”Socrate, sai che cosa ho appena sentito di un tuo studente?”.
”Aspetta un momento” rispose Socrate. “Prima che tu me lo dica vorrei che tu sostenessi un piccolo esame che è chiamato “Esame dei tre filtri”.
“Tre filtri?”
“Esatto,” continuò Socrate. “Prima che tu mi parli del mio studente, filtriamo per un momento ciò che stai per dire”.

1° filtro: Filtro della Verità

“Ti sei accertato al di là di ogni dubbio che ciò che stai per dirmi è vero?”.
”No” disse l’uomo “in effetti me lo hanno raccontato”.
”Bene,” disse Socrate. “quindi tu non sai se sia vero o meno”.

2° filtro: Filtro della Bontà

“Ciò che stai per dirmi sul mio studente è una cosa buona?”.
“No, il contrario”.
“Allora,” Socrate continuò “tu vuoi dirmi qualcosa di male su di lui senza esser certo che sia vero?”.
L’uomo si strinse nelle spalle un po’ imbarazzato.

3° filtro: Filtro dell’Utilità

Socrate proseguì: ”Puoi ancora passare l’esame perché c’è il 3° filtro, il Filtro dell’Utilità. Ciò che vuoi dirmi circa il mio studente mi sarà utile?”.
”Veramente… non credo”.
“Bene,” concluse il Saggio “se ciò che vuoi dirmi non è Vero, non è Buono e neppure Utile, perché me lo vuoi dire?”.

 

Fonti

  • Pragmatica della comunicazione umana – P Watzlawick, JH Beavin, DD Jackson, 1971
  • Silent messages – A Mehrabian – 1971
  • Il corpo e il suo linguaggio. Studio sulla comunicazione non verbale – M Argyle – 1975