Il donatore egoista, 10 ragioni per cui dovresti donare il sangue

Si sa che donare il sangue è un servizio civico importante, nonché un grande atto di benevolenza che permette di salvare numerose vite. Infatti è stato stimato che ad ogni arrotolata di manica si possono salvare la vita di ben 3 persone, a seconda di come il sangue venga utilizzato (Sameeya Furmeen, Reddy, 2018).

Donare il sangue è quindi un semplice atto che intrinsecamente presenta un immenso valore… Ma in tutta questa beneficenza, quali sono i vantaggi “personali” che un donatore regolare può trarne? Ecco qui elencate 10 ragioni del perché donare il sangue non è utile solo agli altri ma anche a sé stessi. Alla faccia del sano egoismo 😊

 

1) Controllo “benessere” gratuito!

Prima di ogni donazione, il donatore deve passare attraverso una valutazione fisica. Questa include il controllo della pressione sanguigna, del polso, della temperatura corporea, dei livelli di emoglobina, di colesterolo e di molti altri valori fondamentali per capire lo stato di benessere del donatore. Viene inoltre fatto un controllo delle malattie sessualmente trasmissibili quali, ad esempio, l’HIV, l’epatite B, epatite C etc. Insomma, un vero e proprio check-up completo e completamente gratuito!

2) Ferro ok, corpo ok!

Solitamente il nostro corpo tende ad assumere più ferro rispetto a quello di cui avrebbe bisogno e queste eccedenze vengono immagazzinate nel cuore, fegato e pancreas. Alti livelli di ferro possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, in quanto il ferro accelera alcuni processi di ossidazione che possono danneggiare le arterie, (Corti et al., 1997; Kobayashi et al, 2018), cirrosi, insufficienza epatica e danni al pancreas. Alcuni studi hanno dimostrano anche che alti livelli di ferro nel sangue possono essere associati all’invecchiamento precoce.

Una regolare donazione del sangue può quindi aiutare a ridurre il sovraccarico di ferro, riducendo così il rischio di malattie cardiovascolari e d’infarto, non che a ridurre la resistenza all’insulina e migliorare il funzionamento vascolare. In poche parole può essere considerato una buona prevenzione per il Diabete di tipo2.

Elevati livelli di ferro possono inoltre contribuire allo sviluppo e alla crescita di alcuni tumori (Stevens et al., 2000). Uno studio pubblicato dalla rivista Cancer Research (Wen et al., 2014) ha trovato che ad alti livelli di ferro nel sangue si associa un aumento del 25% del rischio dell’insorgenza di tumore e un aumento del 39% del rischio di mortalità da cancro.  La donazione di sangue periodica è associata ad un abbassamento dei rischi (Merk et al., 1990).

Attenzione, questo non vuol dire che ora dovete modificare la vostra dieta o dobbiate correre tutti a farvi analizzare i livelli di ferro!
In normali circostanze, il nostro corpo mantiene una regolare omeostasi, ci sono persone però che a seguito di predisposizione genetiche, incorretta alimentazione, o persino incorretta cottura dei cibi, possono assumere più ferro del dovuto.

3) Riduce il rischio di infarto e ipertensione

Secondo alcune ricerche (Meyers, 1997; Uche et al., 2013) coloro che donano regolarmente da alcuni anni hanno un rischio inferiore dell’88% di soffrire di attacchi di cuore e un rischio inferiore del 33% di soffrire di qualsiasi evento cardiovascolare grave, come può essere, ad esempio, un ictus. Donare sangue regolarmente può far migliorare la fluidificazione del sangue, che aiuta a limitare i danni al rivestimento dei vasi sanguigni, riducendo il rischio di un blocco arterioso. Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Transfusion (Kamhielh-Milz et al., 2016), è stato riscontrata una riduzione della pressione sanguigna, dopo la quarta donazione, in coloro che soffrivano di ipertensione.

 4) Scopri se soffri di anemia

Scoprire cose di sé è sempre positivo quando ciò può aiutare a farci star meglio!
Una di queste, è sapere se si soffre di anemia. Attraverso un test dell’emoglobina durante il processo di pre-donazione si può sapere se si è affetti da questa patologia. L’anemia è quella patologia nella quale non si hanno abbastanza globuli rossi in circolazione nel corpo. Solitamente alla base dell’anemia può esserci una condizione cronica o una carenza più lieve dovuta ad una mancanza di vitamine.
La buona notizia?  In assenza di condizioni morbose di solito è facilmente curabile.

5) Sangue nuovo bello fresco

Nelle 48 ore successive alla donazione il corpo lavora per sostituire il volume del sangue mancante (pressoché plasma) e i globuli rossi che si perdono durante la donazione vengono completamente sostituiti entro le quattro e le otto settimane. Questo processo di reintegrazione può aiutare il vostro corpo a rimanere sano e a lavorare in modo più efficiente e produttivo.

6) Brucia (poche) calorie

Ok, non sono così tante le calorie che si perdono, ma quando si ha l’opportunità di consumare un po’ di energia solo stando sdraiati?
Non si sa per certo quante calorie si brucino (alcuni studiosi stimano sulle 650kcal) quindi non fate di questo il vostro principale motivo per donare, ovviamente. Tra l’altro tra una donazione di sangue intero e l’altra devono passare 90 giorni.

7) Giorno libero a lavoro

Chi dona sangue ha diritto, per legge, ad avere la giornata lavorativa libera. Naturalmente non è obbligatorio usufruirne (che volontariato sarebbe se no?).

8) La colazione (ovviamente gratis)

Come abbiamo detto prima, durante la donazione si perdono energie e molti donatori, per una vecchia abitudine, vanno a donare a stomaco vuoto (oggi si può andare anche dopo aver fatto una colazione leggera).  Ecco quindi che l’AVIS, un po’ come Pavlov con il cane, rinforza il nostro comportamento altruistico offrendoci un buon servizio di ristoro presso il bar del plesso ospedaliero.

9) Migliorare il benessere mentale

Donare il sangue può anche migliorare la vostra salute emotiva. Secondo la Mental Health Foundation fare del bene agli altri fa bene anche alla nostra psiche. Tra i molti benefici emotivi ci sono:

  • Riduzione dello stress negativo;
  • Migliorare il benessere emotivo;
  • Minimizzazione dei pensieri e i sentimenti negativi;
  • Fornire un senso di appartenenza e ridurre i sentimenti di isolamento sociale.

10) Diventare un super eroe.

Sono o non sono dei super eroi coloro che salvano delle vite?

Ecco quindi che donando il sangue anche voi potrete definirvi tali. Ego a parte, ogni giorno in Italia servono circa 8000 sacche di sangue. Donando il proprio sangue si possono aiutare le persone che stanno combattendo il cancro, così come coloro che soffrono di un disturbo emorragico, anemia cronica e altre anomalie del sangue, nonché può fare la differenza per chi è in pericolo di vita in sala operatoria.

Donare il sangue dunque non solo vi aiuta a salvare vite umane, ma vi aiuta anche a rimanere fisicamente e mentalmente sani.

 

Per sapere se siete idonei a donare rivolgetevi alla sede AVIS più vicina (https://www.avis.it/sedi/sedi-sul-territorio/).

Per avere ulteriori informazioni chiamate il numero verde 800 261 580!

 

Ricordiamoci sempre che, una goccia di sangue è una boccata d’aria per chi soffre!

 

Bibliografia

Corti, M. C., Gaziano, M., & Hennekens, C. H. (1997). Iron status and risk of cardiovascular disease. Annals of epidemiology7(1), 62-68.

Kamhieh‐Milz, S., Kamhieh‐Milz, J., Tauchmann, Y., Ostermann, T., Shah, Y., Kalus, U., … & Michalsen, A. (2016). Regular blood donation may help in the management of hypertension: an observational study on 292 blood donors. Transfusion56(3), 637-644.

Kobayashi, M., Suhara, T., Baba, Y., Kawasaki, N. K., Higa, J. K., & Matsui, T. (2018). Pathological roles of iron in cardiovascular disease. Current drug targets19(9), 1068-1076.

Merk, K., Mattsson, B., Mattsson, A., Holm, G., Gullbring, B., & Björkholm, M. (1990). The incidence of cancer among blood donors. International journal of epidemiology19(3), 505-509.

Meyers, D. G., Strickland, D., Maloley, P. A., Seburg, J. K., Wilson, J. E., & McManus, B. F. (1997). Possible association of a reduction in cardiovascular events with blood donation. Heart78(2), 188-193.

Sameeya Furmeen, S., & Reddy, M. R. (2018). Factors influencing blood donation among the workers of a tertiary care hospital, Chitradurga: a comparative study. International Journal of Community Medicine and Public Health5(3), 1004.

Stevens, R. G., Graubard, B. I., Micozzi, M. S., Neriishi, K., & Blumberg, B. S. (2000). Moderate elevation of body iron level and increased risk of cancer occurrence and death. In Hepatitis B And The Prevention Of Primary Cancer Of The Liver: Selected Publications of Baruch S Blumberg (pp. 447-452).

Uche, E. I., Adediran, A., Damulak, O. D., Adeyemo, T. A., Akinbami, A. A., & Akanmu, A. S. (2013). Lipid profile of regular blood donors. Journal of blood medicine4, 39.

Wen, C. P., Lee, J. H., Tai, Y. P., Wen, C., Wu, S. B., Tsai, M. K., … & Wu, X. (2014). High serum iron is associated with increased cancer risk. Cancer research74(22), 6589-6597.

Dall’Agorà ai Social Media: Rischi ed Insidie

Articolo di Dott.sa Cosima Lanzilotti e Dott.sa Antonella Donato

In questo particolare momento storico che ci ha costretti ad una reclusione forzata, ad un isolamento spesso penoso la voglia di libertà e di condivisione ha spesso condotto i nostri pensieri e desideri verso quegli spazi en plein air, spazi di incontri e di scambio. 

Piazza d`Italia, 1913 de Giorgio De Chirico

Tra questi, la piazza, da sempre si configura come spazio comune e libero collegato all’immagine di gente riunita per ascoltare concerti, per manifestare, per condividere un momento di convivialità come l’aperitivo delle 18. E anche se oggi le nostre piazze somigliano più a quelle metafisiche, dipinte da De Chirico, con le ombre del tempo che si allungano come artigli, la loro funzione aggregativa resta. Lo sapevano bene i greci che chiamarono la piazza più importante delle loro città Agorà, dal verbo ageyro: raccogliere, riunire, il luogo di assemblee popolari. Il popolo si riuniva nell’agorà per partecipare alla vita politica, per pregare dèi ed eroi, per assistere a gare ginniche, ippiche e musicali, gli agoni, e per commerciare. Una comunità riunita non scambia soltanto merci, ma anche e soprattutto idee. Varrone (De lingua latina, libr. VI) nel cercare la radice di forum (la piazza centrale di tutte le città romane) la trova nel verbo ferre: portare, e aggiunge “quasi che così i romani designassero il luogo in cui portare le loro merci ma anche le loro controversie”. Nei fora romani infatti si svolgevano anche i processi giudiziari, uno dei più famosi è quello di Gesù di Nazareth. Un processo reso pubblico dà voce non solo alle autorità competenti ma a tutti i presenti che sono autorizzati a esprimere il proprio giudizio, senza freno alcuno e spesso senza competenza alcuna. I processi nei fora terminavano con la condanna che l’imputato, ormai giudicato colpevole, pagava nei confronti della sua comunità.

Con l’avvento dei social, si è assistito ad un’evoluzione di questo spazio fisico. Si è passati dall’Agorà a Piazza Maggiore dei Social Media. Un’immensa piazza fatta di tantissime altre piazzette e corti dove si intavolano dibattiti infiniti, si condivide il caffé pomeridiano, ci si arrabbia, ci si accusa, si leggono le news.

Piazze aperte 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e senza ZTL.  Puoi osservare in silenzio dalla tua finestra o prendere parte alla vita della piazza con qualche click. In questo periodo hanno quasi avuto una funzione terapeutica nel permetterci di seguire concerti online, di sentirci vicini pur essendo lontani. In un certo senso hanno cercato di garantire una continuità nelle abitudini, nella vita.  

Ed è facile scorgere che la differenza più grande tra il passato ed il presente è chiaramente nella portata incontrollata e a lunghissimo raggio delle ripercussioni di questi scambi. L’eco delle piazze non risuona più solo nei quattro cantoni della piazza, ma arriva dall’altra parte del pianeta in un click. 

 

E come già detto nelle piazze non vi è solo pacifica condivisione ma anche momenti di lotta e di accusa.

Quelli ora definiti come linciaggi mediatici, dove il malcapitato di turno è posto sotto accusa e pressione violenta da parte di chiunque senza alcuna misura restrittiva. Tra i più recenti, possiamo citare la liberazione di Silvia Romano. 

Vignetta liberamente adattata dalla vignetta di Luca Carnevale, pubblicata su Identità Insorgenti il 12 Marzo 2020

Questi linciaggi sono spesso il frutto di PseudoProcessi Mediatici approssimativi e veloci, scatenati e archiviati subito.

Le prove e le accuse altrettanto fugaci e inconsistenti. La solidità della loro struttura fatta di opinioni e sbalzi d’umore è paragonabile a quella dei castelli di sabbia. Nel caso di Silvia Romano, le accuse schiaccianti sarebbero state i soldi del riscatto, l’abito indossato, il sorriso troppo splendente, l’abbraccio senza mascherina, la conversione all’Islam.

Come spesso accadeva in passato, non è raro che le accuse partano non solo da opinioni personali ma anche da delazioni (denunciare segretamente) attuali incarnate nelle forme delle fake news. Messe in circolo da sciacalli delle penne oscure. Le penne, anzi le tastiere su cui scrivere sono armi potenti come coltelli e antiche guillotines. 

E il primo pericolo, tra i più insidiosi viene da noi stessi. Precisamente dalla fame cieca e non selettiva con cui vengono fagocitate le notizie. E proprio a proposito di questo The Science Post ha lanciato un esperimento semplice ma dalle conclusioni spiazzanti. Ha pubblicato un articolo che conteneva al suo interno solo dei  «lorem ipsum» delle bozze, degli appunti degli autori. Il titolo ironicamente era “Il 70 per cento degli utenti Facebook legge solo i titoli delle notizie scientifiche prima di commentarle”. 

Risultato: questo articolo è stato postato e condiviso migliaia di volte. La gente quindi attratta dalla golosità di quel titolo aveva condiviso l’eclatante notizia senza nemmeno leggerne il contenuto non rendendosi conto dello scherzetto fatto. 

Selezionare le informazioni veritiere è diventato sempre più difficile. E le trappole non vengono solo dalle manipolazioni del web ma da noi stessi e dalla nostra capacità di prestare attenzione. La grande quantità di materiale in circolazione, l’altissima frequenza di stimolazione non gioca di certo a nostro favore. 

Il rischio è che in questo magma indistinto di informazioni e stimoli non si riesca più a fare una attenta ed accurata selezione. Ritrovandoci ad essere catturati da qualsiasi stimolo faccia breccia in noi. Come il titolo interessante del giornale condiviso senza leggere nemmeno il contenuto. Sembrerebbe che basti farsi un’idea generale tanto s’è capito e condividere.

Questo quadro diventa ancor più complicato se pensiamo a come le emozioni spesso mal gestite e poco digerite intervengano in quei processi di selezione prima e di giudizio dell’informazione poi. La lava delle emozioni si riversa sulle nuove piazze bruciando tutto quello che incontra senza fare distinzione alcuna e spandendosi impetuosa e incandescente, quello che lascia dietro è terra arsa e giudizi lancinanti e pericolosi. 

Inoltre le pressioni sociali del momento storico giocano anch’esse a sfavore nel privilegiare come valori quelli  della velocità e della prestazione, bisogna essere sempre aggiornati, stare sul pezzo. Certamente questo ha un impatto importante su quello che deve essere un processo calmo di attenta selezione e discriminazione, di accurata analisi. 

In un clima psicologico di questo tipo è facile che una miccia faccia divampare incendi. Incendi di sfoghi, di insulti e di polemiche che oltre a non avere sempre delle solide fondamenta trovano spesso delle calamite umane, dei capri espiatori. 

La libertà di espressione è una cosa sacra e santa. Ma insieme a questa è necessario avere una consapevole responsabilità dei contenuti espressi e una cura delle modalità scelte.

Distinguere il suono in mezzo al rumore assordante non è sempre facile ed è anche cognitivamente faticoso. Motivo per cui alle risorse attentive e di memoria si aggiunge quella fondamentale della motivazione. Motivazione a comprendere, analizzare prima di emettere giudizi ed accuse pubblicamente. Perché come sappiamo non c’è più sordo di chi non vuol sentire e cieco di chi non vuol vedere. 

E per una volta non aspettatevi come risorsa quella della gettonatissima resilienza. Parola vietata dal Comune di Bugliano con tanto di multa da 25 euro. Scelta assolutamente anticostituzionale! Bisognerebbe scendere in piazza per manifestare contro questa decisione del sindaco Fabio Buggiani.  Bisogna solo trovare il paese ed il sindaco… 😉

Qualche consiglio per evitare di incappare in fake news e in giudizi troppo precoci: 

Verificare le fonti di lettura, la data ed i nomi (come nel caso di Bugliano anche un ripasso di geografia)

Leggere per intero gli articoli

Prediligere la qualità alla quantità

Mettere a confronto diversi articoli dello stesso tema

Senza bisogno di ricorrere a restrizioni legislative, al controllo del Leviatano, siamo promotori di libero scambio. Libero da quelli che sono i nostri personali giudizi dettati dalle nostre storie personali e dalle nostre emozioni. 

 

 

 

 

Non chiamatela “noia” – parte 2

Come abbiamo avuto modo di vedere nell’articolo precedente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha suggerito di limitare l’uso della tecnologia ai minori, per migliorare il loro benessere psicofisico.

Come mai questo limite?
Non occorre far ricerche approfondite in database riservati agli specialisti per avere la risposta, basterebbe solamente andare a farsi un giro: spesso e volentieri i bambini vengono “sedati” con lo smartphone, per evitare che corrano, che vogliano attirare troppo l’attenzione o per placare vari capricci (che magari son volti, appunto, ad attirare l’attenzione?); oltre a ciò, spesso il principale pensiero del genitore medio quando finiscono le scuole è:” e ora come faccio a riempirgli le giornate? Poi si annoia…”; la stessa cosa vale per tutti i momenti “non scolastici”.

A tal riguardo le precisazioni da fare son due:
– è importante che il bambino sia occupato – non a caso la Montessori (per un approfondimento) affermava che il bambino felice è il bambino impegnato – ma è anche importante sapere che il bambino deve imparare ad occuparsi (“occupare se stesso”) da solo e il genitore glielo deve insegnare, così come gli ha insegnato a camminare, a parlare, ad andare in bagno. Il compito del genitore non è riempire l’agenda del bambino con le mille cose da fare o fargli da animatore quando è a casa, ma insegnargli ad auto-stimolare la propria curiosità, ad impegnarsi in una ricerca creativa delle cose da fare. Molti potrebbero obiettare che “non hanno tempo” o “non hanno pazienza” e ciò è comprensibile, ma immagino sia stato difficile anche lo “spannolinamento” e anche l’insegnare a camminare ma, usando la metafora del camminare, lo si è fatto e si è anche insegnato al piccolo che non si può sempre andare dove si vorrebbe e nemmeno che si può sempre correre ovunque. La stessa logica dovrebbe essere usata nel riempire il tempo. Dar loro uno smartphone tampona una necessità che prima o poi dovrà essere soddisfatta: imparare a tenersi attivi, abilità sfruttabile lungo tutto il corso della vita.

– Se è importante insegnare a tenersi attivi, è altrettanto importante, se non di più, annoiarsi. Annoiarsi vuol dire sentire la necessità di essere operativi, è una spinta alla crescita analoga al desiderio del bambino di avere un oggetto: il bambino vuole un gioco distante, ciò lo porterà a piangere e a sentirsi frustrato perchè non riesce a raggiungerlo. Se lo si lascerà piangere e sperimentare la frustrazione, supportandolo ed incoraggiandolo, lui pian piano inizierà a gattonare o a camminare. Se l’adulto gli desse subito il gioco desiderato, il bambino non imparerebbe a percepire il proprio stato emotivo, a gestire la frustrazione e ad impegnarsi per ridurla mettendo in essere dei comportamenti e abilità nuovi. Vale la stessa cosa anche per la noia. Dare al bambino “la pappa pronta” delle cose da fare è più facile, così come è più facile dare il gioco al minimo accenno di pianto, ma andremo solo a ritardare lo sviluppo di un’abilità. Il bambino annoiato esperirà la frustrazione di non aver nulla da fare, ciò lo porterà a ricercare nell’ambiente gli stimoli giusti per soddisfare la propria mancanza. Il genitore dovrà supportarlo nella gestione del malessere, così come lo supportò quando cadeva nei primi passi, e orientarlo nell’ambiente, magari suggerendo attività che il bambino potrà autonomamente sviluppare.

La noia offre al bambino la possibilità di osservare l’ambiente, di analizzarlo e dare un valore ai vari oggetti, scegliendo ciò che piace, così come offre la possibilità di rendersi autonomi sviluppando anche un pensiero creativo, che va oltre gli schemi delle attività pre-stabilite.

Non guardiamo, quindi, la noia come un elemento negativo, da bannare, ma come un’opportunità. I comportamenti non piacevoli che ad essa si accompagnano non sono negativi, ma son sintomo che sta nascendo qualcosa, che una nuova abilità sta per emergere, come il gonfiore della gengiva che nasconde il sè un nuovo dentino.

Accogliete con gioia la frustrazione perchè è sintomo che il vostro bambino sta diventando grande e a voi sta il compito di incoraggiarlo, supportarlo e guidarlo, nello stesso modo in cui lo incoraggierete, lo supporterete e lo guiderete nel corso del suo percorso verso l’età adulta.

“In principio, dunque, era la noia, volgarmente chiamata caos. Iddio, annoiatosi della noia, creò la terra, il cielo, l’acqua, gli animali, le piante, Adamo ed Eva; i quali ultimi, annoiandosi a loro volta del paradiso, mangiarono il frutto proibito. Iddio si annoiò di loro e li cacciò dall’Eden.”
(Alberto Moravia)

https://www.blitzquotidiano.it/scienza-e-tecnologia/
https://www.ilmattino.it/salute_e_benessere/smartphone_bambini_rischi_salute_miopia-4651178.html
https://www.corriere.it/salute/pediatria/19_aprile_25/nuove-linee-guida-oms-niente-schermi-bambini-sotto-2-anni-38b5c7f4-6758-11e9-8203-29c9f9600fd8.shtml?refresh_ce-cp
https://www.who.int/news-room/detail/24-04-2019-to-grow-up-healthy-children-need-to-sit-less-and-play-more
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/16/smartphone-la-dipendenza-dei-figli-e-colpa-dei-genitori/5324543/
https://www.huffingtonpost.it/2016/06/15/noia-bambini-creativita-psicologi_n_10475528.html
https://www.quimamme.it/attualita/oms-bimbi-sotto-5-anni/
https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=73400
https://www.ausleisure.com.au/news/world-health-organisation-promotes-physical-activity-action-plan-at-national-sports-convention/

Paura e noia da corona virus? – Qualche consiglio per gestirle

La tematica del #coronavirus è diventata una problematica soggettiva che può acquisire sfaccettature diverse a seconda della personalità di ognuno di noi. In questo periodo difficile e nuovo, possiamo ritrovarci a sperimentare una limitazione giustificata della nostra libertà di movimento e ad affrontare sentimenti che possono in qualche modo alterare la nostra quotidianità.

L’isolamento, se non strutturato, può portare ad alimentare alcune nostre incertezze e paure che possono intaccare la nostra mente e creare ansie eccessive, a volte difficili da gestire, che possono distorcere la nostra percezione del rischio.

Ricordiamoci che la paura è un’emozione utile se naturalmente proporzionata al pericolo che abbiamo di fronte e l’esposizione mediatica eccessiva, distorta da notizie fasulle postate sui social (vedi la bufala sul fatto che i cani potessero essere fonte di disseminazione del virus) possono alimentarla.
Per questo è importante affidarsi alle informazioni fornite dai siti delle autorità Statali (in appendice) o da personale competente (medici, infermieri, professori universitari etc) e non basarci solo sul “il mio amico mi ha detto che” o “ho ricevuto un messaggio su WhatsApp che dice che..”. Cerchiamo sempre di verificare le nostre fonti!

È inoltre importante ricordarci che l’eventuale esposizione al virus non è sintomo di malattia, e che la contagiosità non equivale alla reale possibilità di averne anche i sintomi. Di fatti, vi sono molte persone che sono asintomatiche, cioè risultano positive al virus ma non mostrano gli effetti collaterali. Ricordiamoci inoltre che esistono, come abbiamo precedentemente visto nell’articolo in cui abbiamo parlato dell’uso delle mascherine, indicazioni pratiche per ridurre il pericolo di contagio.

Ma come fare per ridurre la paura se “eccessiva” e che quindi potrebbe spingerci a comportamenti irrazionali e contro produttivi? Ecco qui che la ragione ci viene in aiuto. Ragionare in modo oggettivo sui rischi reali e rispettare le varie azioni semplici ma molto efficaci suggerite dalle Autorità sanitarie, ci può aiutare a trovare un equilibrio tra i vari sentimenti che il nostro corpo-mente sta sperimentando.

Un metodo pratico che vi consiglio di usare, nel caso sentite che la paura e/o l’ansia vi stia sovraccaricando, è quello di prendere un pezzo di carta bianca e con dei colori diversi, iniziare a scrivere in modo casuale e di getto tutte le parole, emozioni, frasi che vi vengono in mente in relazione alla situazione che vi sta struggendo. Non esistono regole su come scrivere sul foglio, l’importante è riempirlo! Una volta fatto, piegatelo a metà e tagliatelo/stracciatelo in tanti piccoli pezzi, più piccoli sono meglio è! (alleniamo un po’ il nostro Flow state). Prendete poi il tutto e gettatelo in un sacchetto dell’immondizia o bruciatelo nel caso abbiate un caminetto, e mentre lo gettate/bruciate fate un bel respiro profondo. Questo piccolo gioco dall’apparenza molto semplice, ha una capacità psicologica molto forte che permetterà al conscio di scaricare e distaccarsi dalle paure e ansie che vi pressano. Potrete notare, inoltre, che vi aiuterà a sentirvi meglio e a valutare le varie situazioni con nuovi punti di vista!

Qui di seguito vi lascio anche il link (Clicca qui ) per scaricare gratuitamente un vademecum PDF creato dal “Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi” con alcuni consigli e azioni utili che possiamo mettere in pratica per ridurre la paura ed evitare che si trasformi in panico. Nel caso sentite l’esigenza di un supporto psicologico ho inserito in appendice vari numeri telefonici utili che potrebbero esservi di aiuto.

Altra faccenda invece è la “noia”… durante questi giorni mi capita spesso di sentire i miei amici dire: “boh non so come far passare sta quarantena”, “sta reclusione mi sta uccidendo..” (forse gli unici a godersi realmente questo periodo sono i gamers, tra i quali mi includo… che finalmente hanno tutte le ore che vogliono per giocare ai videogames!).

La noia, se poi siamo una persona che non è abituata a stare a casa, può essere una pena molto pesante da subire. Ecco perché in questi casi è importante adottare delle piccole strategie che possono aiutarci a vivere questa esperienza in modo diverso! Il mio maestro di arti marziali, nonché monaco buddista del tempio Tenryuzanji, in una sua recente intervista rilasciata sul blog di “FilosofiaClinica”che potete leggere qui, ha dato un consiglio che psicologicamente parlando ha un valore fondamentale, ovvero il non chiamare questo periodo che stiamo vivendo come  “Confinamento, reclusione, restrizione, poiché hanno una natura negativa che indebolisce la nostra mente ed il nostro spirito! Sfruttiamo la parola “ritiro”, iniziamo a dire “io sono in ritiro”, (ritiro mentale, per la riscoperta di noi stessi)”.

Se ci pensiamo, il solo chiamare questo periodo in un modo diverso ci può aiutare ad affrontarlo diversamente, in maniera più positiva e attiva!

Fondamentale è cercare di crearsi una routine quotidiana con piccoli obbiettivi da raggiungere. La pianificazione aiuta la nostra mente a non rimanere in uno stato di vuoto/nullafacenza che potrebbe “essere usato”, anche inconsciamente, per alimentare le nostre paure e incertezze. Proprio come in un ritiro, costruire una routine quotidiana con degli obbiettivi ci porta a investire positivamente le nostre energie per raggiungerli, con la soddisfazione che vi è dietro il raggiungimento!

Iniziative, se uno vuole, ne può trovare tante!
Provate a fare una lista delle cose che avete sempre voluto apprendere, leggere o fare (ad esempio perché non imparare a fare i nodi scout? Potrebbero sempre tornare utili!) e poi cercate di pianificarla all’interno delle vostre giornate. Se riuscite, iniziate a meditare e fare/aumentare l’attività fisica; In letteratura ci sono vari studi scientifici che hanno dimostrato come prendersi cura della propria mente e del proprio corpo aiuta a ridurre i livelli di stress (riduzione ad es. del cortisolo nel sangue) e di conseguenza a limitare gli stati di ansia! Ricordiamoci: Mens sana in corpore sano! (“una mente sana in un corpo sano”)

La tecnologia in questi casi ci viene molto in aiuto con varie App e siti Web:

Duolinguo: per chi volesse imparare una nuova lingua
Yousician: per chi volesse imparare a suonare la chitarra/basso/pianoforte
Yoga: con Eliana Dell’Anna per chi volesse iniziare a cimentarsi in questa stupenda arte
Relax Meditation meditazione zendà l’accesso gratuito al percorso di introduzione alla meditazione.
FreeLetics: se volete qualche suggerimento per fare allenamento a casa (vi sfido a completare il programma “afrodite”)

TEDx con un infinità video fatti da professionisti che parlano di scienza, cultura, religione etc in modo semplice diretto e divertente! (provate a dare un occhio a questa lezione fatta da Paolo Bonolis)

Iniziative quindi ce ne sono, ma qual è, allora, l’unico ostacolo che ci potrebbe spingere a non pianificare/raggiungere tali obbiettivi?

La Pigrizia!! Il caro vizio capitale, che persino Dante nella sua Divina Commedia condanna al punto tale da porre questa categoria di anime al di fuori delle porte dell’Inferno. Oggi sappiamo però che dietro questa dimensione psicologica di solito si celano paure, affiliazioni, mancato supporto emotivo o persino una malattia soggiogante. Ma questo è un altro argomento e vedremo di affrontarlo nel prossimo articolo. 🙂

 

Siti Ufficiali per informazioni sul corona virus:

 

Numeri utili per assistenza sanitaria e psicologica:

Ministero della Salute: 1500

Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi (Cnop) ha promosso l’iniziativa #psicologionline: i cittadini tramite un apposito motore di ricerca (accessibile dal sito Cnop) possono trovare lo psicologo o psicoterapeuta più vicino e prenotare un teleconsulto gratuito (via telefono o piattaforma di videochiamata). In caso di necessità verranno programmati interventi a distanza più strutturati. Oltre 4mila professionisti dislocati in tutta Italia hanno già aderito al progetto.

Anche la Società psicanalitica italiana (Spi) ha messo a disposizione un servizio di ascolto e consulenza di psicologia psicanalitica (da 1 a 4 teleconsulti gratuiti) per problematiche connesse all’emergenza coronavirus. I Centri psicoanalitici associati alla Spi, presenti su tutto il territorio nazionale (Roma, Milano, Bologna, Genova, Torino, Firenze, Pavia, Padova, Napoli, Palermo) forniranno per il progetto i nominativi dei professionisti disponibili per l’ascolto tramite telefono o piattaforma di videochiamata.

Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC) mette a disposizione gratuitamente una rete di sostegno psicologico fornita da psicologi e psicoterapeuti cognitivo-comportamentali per fronteggiare l’emergenza di natura psicologica connessa con la diffusione del COVID-19. All’ iniziativa hanno già aderito circa 500 Soci (tra psicologi, psichiatri e psicoterapeuti). Alla pagina del progetto Amicopsicologo è possibile trovare lo psicologo o psicoterapeuta più vicino da contattare.
L’iniziativa è rivolta ai cittadini e agli operatori sanitari; a questi ultimi è dedicato un elenco specifico di professionisti.

Per gli anziani

Un numero verde per offrire supporto psicologico agli anziani che vivono soli, iniziativa lanciata da Senior Italia FederAnziani, WINDTRE e SIPEm SoS Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza. Il servizio di ascolto psicologico è gratuito e risponde al numero verde 800 991 414 dal lunedì alla domenica, dalle ore 14 alle ore 19.

Chiamando infine il numero verde 800.065510 della Croce Rossa si può ricevere assistenza psicologica e telecompagnia contro stress e incertezza.

Pride e Pregiudizio

Nel mese di giugno, le marce LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Trans) si propagano come un’onda per diversi paesi, invocando parità di diritti in un mondo dove l’omofobia, a volte, è norma.

Oltre ad essere l’intero mese dedicato all’Orgoglio LGBT, il giorno 28 giugno, in particolare, celebra mondialmente il PRIDE in memoria di ciò che è avvenuto nel 1969 a New York. Cinquant’anni fa, in questa data, le persone presenti allo Stonewall Inn, un locale frequentato prevalentemente da omossessuali e trans, hanno deciso di reagire alla polizia che, frequentemente, irrompeva nel locale. È stata in onore di questa prima rivolta che, un anno dopo, ha avuto inizio la sfilata Pride.
Sono tre le principali premesse del movimento: che le persone siano fiere della propria orientazione sessuale e identità di genere; che la diversità è un dono e non una vergogna e che l’orientamento sessuale e l’identità di genere sono innati o comunque non possono essere alterati intenzionalmente. Queste premesse, e le sfilate, servono a ricordare a tutte le persone, che si sentono parte del movimento, che devono essere orgogliose e non devono vergognarsi per la propria orientazione sessuale. È inoltre questo un modo per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di combattere l’omofobia in modo che, un giorno, si possa costruire una società libera da preconcetti di genere.

Nonostante siano passati anni e la comunità LGBT abbia conseguito notevoli vittorie, come la possibilità di sposarsi e adottare dei figli, ancora esiste la necessità di continuare la mobilitazione. In Italia 23,3% della popolazione LGBT è stata oggetto di minacce o aggressioni fisiche. Nell’indagine del 2018 “Gli italiani e le discriminazioni”, realizzata da Amnesty International in collaborazione con Doxa, si vede il 61,3% dei cittadini tra i 18 e i 74 anni ritenere che in Italia gli omossessuali siano molto o abbastanza discriminati. In risposta a ciò il 40,3% delle persone LGBT afferma di essere stato discriminato nel corso della propria vita: il 24% a scuola o in università e il 22% sul posto di lavoro.

Oltre ai casi di violenza basati sull’omofobia, che possono andare da casi di bullismo a veri e propri
omicidi, bisogna tener conto del fatto che ancora esistono paesi, in Africa, Asia, Sud America e Oceania,
dove l’omosessualità è ancora un reato e viene punita o con l’arresto o, nel peggiore dei casi, con la pena capitale.

Tuttavia i preconcetti omofobici non sono solo di origine esterna alla comunità LGBT ma perfino internamente al movimento ci sono forme di discriminazione.

Da un focus group con persone interne alla comunità LGBT, a cui ho partecipato recentemente, è emerso che i pregiudizi interni alla comunità sono soprattutto basati sulla visibilità che alcune categorie hanno in più rispetto ad altre. Un esempio tangibile può essere dato dal fatto che spesso la popolazione omossessuale discrimina quella dei bisessuali e dei trans attraverso preconcetti relativi al fatto che l’orientazione sessuale di questi ultimi sia dovuta all’indecisione.

Spesso il problema è dato dalla riproduzione di pregiudizi sociali di carattere generale 

all’interno della comunità: considerare alcune persone meno gay di altre o, al contrario, considerare una persona gay troppo effeminata sono esempi di ciò. Allo stesso modo alcune lesbiche vengono discriminate per il fatto di essere troppo femminili invece di vestirsi in modo mascolino, facendo emergere, così, una tendenza a voler generalizzare la sessualità e l’espressione di genere di un individuo come se fossero un’unica cosa.

Le sfilate Pride continuano ad esistere con lo scopo di sensibilizzare tutti, comunità LGBT inclusa, sulla discriminazione, così che “lo sguardo dell’altro” non faccia sentire nessuno diverso e a disagio, e per ricordare che siamo tutti ugualmente umani e per questo si dovrebbero avere gli stessi diritti, non solo in teoria ma anche in pratica.