La comunicazione non verbale

Immagina di presentarti ad un colloquio di lavoro. Finalmente è il tuo turno, ti dirigi verso l’interlocutore con la testa protesa in avanti, quasi nascosta tra le spalle, la schiena leggermente curva, l’incedere incerto. Sei teso perché hai proprio bisogno di quell’impiego. Nel tuo stato di attivazione fisiologica stai sudando e il cuore galoppa, ma le mani sono fredde. Te ne accorgi solamente quando l’interlocutore ti offre la sua mano bollente, ed impiega qualche frazione di secondo prima di lasciare la presa. Accenni ad un sorriso. Ti siedi su una sedia minuscola, davanti a te, dietro la scrivania, il selezionatore ti guarda dall’alto verso il basso, comodo nel suo trono in similpelle, con lo schienale auto-reclinante. Le uniche parole pronunciate fino a quel momento sono “buongiorno” e “salve”, eppure nei primi 5-10 secondi il tuo interlocutore, più o meno consapevolmente, ha già espresso un giudizio su di te, che condizionerà inevitabilmente tutto il resto della conversazione.

Immagina ora di entrare nella medesima stanza con una postura eretta ma rilassata, l’incedere sicuro, né troppo rapido né troppo lento, lo sguardo orizzontale che danza dolcemente tra gli occhi del tuo interlocutore e l’ambiente circostante. Il volto è disteso e sorridente mentre stringete le mani, poi si ricompone, pronto per questa conversazione importante. La sedia è sempre piccola, ma la postura degli arti inferiori sembra quasi dare una spinta verso l’alto a tutto il corpo. Le uniche parole pronunciate fino a quel momento sono “buongiorno” e “salve”, eppure nei primi 5-10 secondi il tuo interlocutore, più o meno consapevolmente, ha già espresso un giudizio su di te, che condizionerà inevitabilmente tutto il resto della conversazione.

Come abbiamo visto nel precedente articolo vi sono tre modalità che interagiscono e si completano durante una comunicazione tra esseri umani: verbale, para-verbale e non-verbale (CNV). La CNV è la modalità che trasmette i contenuti in modo più forte ed immediato (nel senso di non-mediato dalle parole). Le informazioni sensoriali non verbali vengono elaborate in modo estremamente rapido dalle strutture cerebrali profonde alla base del cervello (es. nuclei del talamo) prima di essere inviate alla corteccia. Il cervello antico funziona in modo rapido, on/off, acceso/spento, attivo/disattivo, ed invia segnali neurali all’ipotalamo, il quale stimola l’ipofisi, che regola la produzione degli ormoni rilasciati poi in tutto l’organismo. La corteccia frontale (e in parte temporale), responsabile tra le altre cose della comprensione e produzione linguistica e del pensiero astratto razionale, è in comparazione molto più lenta. Essa può certamente influire sull’elaborazione sensoriale-percettiva di base, regolandola attraverso meccanismi di retroazione (feedback), ma sappiamo che tale attivazione corticale è spesso insufficiente ad estinguere una risposta sottocorticale. Ad esempio una persona che soffre di aracnofobia, di fronte alla percezione sensoriale della presenza di un ragno, scapperà a gambe levate urlando (risposta neuro-endocrina-muscolare), nonostante la sua parte razionale gli suggerisca che “tanto è solo un ragnetto“. Insomma, per riassumere, il cervello che osserva è più rapido ed influenzabile del cervello che pensa.

Perché la comunicazione non verbale è importante?

Tutto comunica qualcosa, anche il silenzio inerte. Come ci ricorda Paul Watzlawick è impossibile non comunicare. Pertanto è fondamentale saper usare bene il corpo per migliorare l’efficacia della comunicazione. Prima di interagire con altre persone dovremmo soffermarci per breve tempo a valutare il nostro stato emotivo. Come mi sento? In me predominano sensazioni di impazienza, rabbia, ansia o risentimento? Ognuna di tali emozioni infatti influisce direttamente sul nostro modo di porci rispetto al prossimo e può dare origine a involontarie fughe di informazioni attraverso il linguaggio non verbale, a loro volta causa di problemi nelle relazioni interpersonali, di qualsiasi genere esse siano.

Sappiamo anche dalle neuroscienze che le abitudini non verbali influiscono sui tratti emotivi di base. Questo significa che il corpo influenza la mente, non solo viceversa. A lungo andare, educare il corpo ad un certo tipo di movimenti e gesti finisce per influenzare lo stato mentale ed emotivo. Si badi bene che questo vale sia nel bene che nel male.

Comunicare bene con tutto il corpo quindi facilita le relazioni interpersonali e modifica il nostro stato mentale. Tuttavia è questa un’arte che non si impara in un batter d’occhio semplicemente studiando sui libri. Richiede dedizione, esercizio, fallimenti e successi. La cosa bella è che in questo viaggio di apprendimento finiamo per conoscerci meglio, ascoltarci, amarci e rispettarci di più.

Quali sono gli indicatori non verbali?

Come riporta Michael Argyle nel suo famoso seppur datato studio sulla comunicazione (Il corpo e il suo linguaggio – seconda edizione, Zanichelli 1992), vi sono diversi indicatori da considerare quando analizziamo una comunicazione dal punto di vista non verbale. Ecco una piccola lista per gli amanti degli elenchi puntati:

  • Mimica facciale (espressione del volto)
  • Postura
  • Prossemica (vicinanza o lontananza, spazio occupato)
  • Contatto Oculare
  • Movimenti degli arti (gesti)
  • Il toccare e il contatto corporeo
  • Abiti ed aspetto esteriore (modo di vestire, trucco, capelli, odore)

Poiché è difficile cogliere contemporaneamente tutti gli aspetti sopracitati, è molto utile utilizzare dei riduttori di complessità, ossia cercare di percepire di pancia soltanto 2 indicatori di massima:

  1. serenità vs disagio (o ansia)
  2. chiusura vs apertura

Queste due dimensioni possono orientare la nostra percezione nei confronti di chi abbiamo di fronte. Attenzione! Il modo in cui noi reagiamo alla posizione non verbale dell’interlocutore spesso sfugge al nostro controllo, e finiamo per emettere noi stessi dei segnali che hanno talvolta un effetto di rinforzo retroattivo: ecco perché una persona ci sta sempre più antipatica ogni volta che la incontriamo e conversiamo.

Concludiamo questo articolo con due semplicissimi esercizi che possono iniziare a farci addentrare nel mondo affascinante della comunicazione non verbale

Esercizio n° 1 

Allenati a guardare (in TV o su internet) dei videoclip senza audio. Abbassa a zero il volume del dispositivo ed osserva attentamente gli indicatori della simpatica lista precedente. Ti stupirai nel constatare quanti dettagli sarai in grado di cogliere una volta che la parte verbale smette di disturbare.

Esercizio n° 2

Racconta ad un amico le tue ultime ferie oppure un’esperienza particolare vissuta in vacanza, una gita…L’altro ti deve ascoltare e/o rispondere con gesti, espressioni facciali e linguaggio del corpo adeguate oppure non adeguate. Come ti senti? Che sensazione provi? Fate poi cambio e mettiti nei panni dell’ascoltatore.