Le fobie: paurosi si nasce o si diventa?

Da sempre l’essere umano si è dovuto confrontare con il timore e la paura. La paura ci sorprende, mettendoci di fronte la nostra limitata capacità di controllo rispetto a ciò che ci circonda. Quando la paura nei confronti di un evento o stimolo si presenta come intensa, incontrollata, persistente e irrazionale, possiamo parlare di fobia. Chi soffre di una fobia riconosce che la propria paura sia sproporzionata ed eccessiva ma è altrettanto incapace di controllarla razionalmente.  

 

Le fobie…queste creative!

Le fobie possono riguardare la quasi totalità degli oggetti, situazioni, luoghi e animali con cui ci confrontiamo quotidianamente. Anche stimoli comuni, parte integrante della vita di tutti noi, rappresentano per alcuni delle vere e proprie fonti di terrore. Altre fobie invece sono così particolari da essere ritenute quasi un’invenzione giornalistica o televisiva. Qualche esempio? Si possono temere le persone calve (peladofobia) o con la barba (pogonofobia); si può aver paura dell’aglio (alliumfobia), di addormentarsi e non svegliarsi più (somnifobia); si possono temere i numeri (numerofobia), i colori (cromatofobia), le parole troppo lunghe, gli elementi raggruppati per 4, gli angoli, i tappi… Come si può facilmente intuire, l’elenco delle possibili fonti di paura è pressoché infinito e, come vedremo tra poco, è destinato ad aggiornarsi continuamente.

 

Le fobie… sono influenzate dalla cultura

Cambiamenti sociali

e culturali possono influenzare lo sviluppo delle fobie, contribuendo alla nascita di nuove forme fobiche e alla sostituzione di altre ormai ancestrali. A tal proposito possiamo dire che la paura dei serpenti è stata quasi totalmente soppiantata da quella dei piccioni, di fatto animali molto più comuni e diffusi. Inoltre, con lo sviluppo tecnologico, i dispositivi elettronici sono diventati parte integrante della nostra realtà lavorativa, personale e interpersonale: ed ecco che si sviluppa una nuova fobia, la nomofobia (no-mobile-phobia), ovvero la paura di rimanere senza cellulare ed essere esclusi dalla rete di comunicazione mobile.

 

La paura sana ci fa riconoscere un pericolo; la paura patologica ci rende schiavi 

Chi può dire di non avere mai avuto paura di un cane, del buio, di rimanere solo, del confronto o dei ladri? La paura è un’emozione primaria che ci permette di fronteggiare una situazione di pericolo, consentendoci di riconoscerlo e di affrontarlo. La paura ha assicurato e continua ad assicurare la sopravvivenza di molte specie, compresa quella umana. Può capitare però che la risposta di paura sia intensa, incontrollata, persistente, irrazionale e sproporzionata rispetto al reale pericolo. Immaginiamo una persona che ha paura dei cani; per il timore di incontrarli ed esserne aggredita, evita di andare a trovare l’amica che tanto vorrebbe vedere, di andare a passeggiare nei campi pur volendo mantenersi in forma,…. In questo caso si stanno orientando le scelte in base alla paura dei cani, limitando la propria quotidianità non a seconda di ciò che è utile o non utile fare o di ciò che si vuole o non si vuole fare ma in funzione di ciò che si sente di poter o non poter fare. Siamo all’interno di una gabbia costruita da limitazioni e precauzioni, gabbia destinata a diventare sempre più stringente e opprimente: le fobie tendono infatti a dilagare e ad appropriarsi della nostra vita, in un circolo vizioso fatto di rinunce e limitazioni che porta a nuove rinunce, sempre più frequenti e invalidanti.

 

… Chi è l’artefice delle nostre fobie? 

Ciò che conta quindi non è di che cosa io possa avere paura ma che cosa farò o eviterò di fare in virtù della percezione che ho di quella determinata realtà. In altre parole siamo noi, con le nostre reazioni, a trasformare una paura sana in una fobia. A questo punto la domanda sorge spontanea: che cosa ci impedisce di invertire il processo e trasformare una fobia in una paura sana? Ecco quindi che diviene fondamentale comprendere quali sono quelle azioni concrete che, se ripetute nel tempo, determinano lo sviluppo della forma fobica: in altre parole, dobbiamo identificare gli ingredienti alla base delle fobie. 

 

Gli ingredienti delle fobie 

Tipicamente le persone con una fobia tendono: 

  1. a parlare, con più o meno insistenza, dell’oggetto/situazione temuta 
  2. a chiedere aiuto e rassicurazione 
  3. a evitare l’oggetto temuto 

 

Proviamo ora ad analizzare questi comportamenti: 

  1. “Sai, io ho davvero paura dei topi. L’altro giorno mi è capitato di vederne uno in cantina e… bla bla bla…” Parlare del problema è un beneficio illusorio: se al momento parlarne crea un momentaneo benessere, a lungo termine ti viene confermato che, se ne parli, il problema esiste, è presente proprio perché l’altro ti ascolta. Inoltre la paura funziona così: più ne parli più aumenta. Ogni volta che parli di ciò che temi è come se tu stessi mettendo un fertilizzante speciale ad una pianta: la stai facendo crescere a dismisura. 
  2. “Per favore puoi andare tu a fare la spesa perché quel supermercato mi crea ansia…?” Ogni volta che chiediamo aiuto e lo otteniamo, riceviamo contemporaneamente due messaggi. Il primo, più immediato, è: “Ti voglio bene quindi ti aiuto e ti proteggo”. Il secondo messaggio, che è meno ovvio ma più forte e sottile, è: “Ti aiuto perché da solo non puoi farcela, perché se ti lasciassi da solo ti sentiresti male”… non è altro che una conferma della nostra incapacità. A lungo termine, delegare e chiedere rassicurazioni non fa altro che aumentare la nostra incapacità, sia percepita che effettiva.  
  3. “Possiamo evitare di prendere l’aereo e organizzare una vacanza qui vicino?”. L’evitamento genera uno stato di sollievo, sollievo che però è solamente momentaneo: ogni evitamento conferma la nostra incapacità nel fronteggiare l’oggetto temuto, rendendoci a poco a poco sempre meno capaci. “L’esperienza è la madre di ogni nostra certezza” e se accumuliamo esperienze fatte di rinunce e fallimenti, alla fine diventeremo persone fallimentari. Inoltre ogni evitamento ci mostra che la cosa che abbiamo evitato sarebbe stata davvero minacciosa e la volta dopo aumenterà la minacciosità. È una spirale che si autoalimenta e porta ad una paura sempre più grande, sempre più generalizzata. E’ come un virus che dilaga, virus che ci farà sentire e diventare persone incapaci.  

 

Questo non significa che da oggi non dobbiamo più parlare delle nostre preoccupazioni, non dobbiamo più chiedere aiuto agli altri, e abbiamo invece l’obbligo di confrontarci con ogni situazione possibile. Si tratta solo di considerare che non si nasce paurosi, indecisi, incapaci o insicuri ma lo si diventa nel tempo. Proprio come si impara a parlare, a camminare e a mangiare, si acquisiscono delle modalità di reazione che ci portano prima a comportarci come insicuri e incapaci e poi a diventarlo davvero.

Si diventa fobici ogni volta che si sceglie di evitare qualcosa di temibile, che si sceglie di delegare una questione spinosa, che si sceglie di chiedere aiuto e rassicurazione. Come sostiene Alessandro Salvini, psicologo contemporaneo, ognuno costruisce la propria realtà che poi subisce o gestisce.

 

FONTI E BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

https://www.psicologiacontemporanea.it/la-rivista/Fobie/

https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/cards/18-fobie-piu-assurde-cui-soffre-gente/cromatofobia_principale.shtml

Nardone, G. (2010). Paura, panico, fobie. Ponte alle Grazie

Nardone, G. (2012). Oltre i limiti della paura. Bur.