Belli come il sole

ccoci nel bel mezzo dell’estate a sorseggiare mojito in una baia dalla sabbia bianca ed il mare azzurro…o a faticare al caldo della città sperando che le ferie arrivino presto. Sia il vostro caso il primo o il secondo, il filo rosso che ci unisce è l’amico sole, fonte di vita e buon umore ma che in questo periodo picchia forte e può far male.

Alcuni di voi saranno di sicuro fanatici della tintarella, altri soffriranno anche solo il tragitto casa-lavoro sotto il sole: attenzione! Tutti avremmo bisogno di una protezione solare adeguata che sia adatta a varie esigenze e bisogni diversi, dettati dal fototipo, quantità e tipo di esposizione al sole, presenza di problemi cutanei o età.

Pensiamo un po’ a com’è cambiato il concetto di bellezza nell’ultimo secolo circa: da avere pelle bianca di lucente porcellana a quella satinata color dell’ebano: ora per “essere più belli” bisogna approfittare del sole e sottoporsi a sedute di abbronzatura più o meno estreme. La maggior esposizione al sole ha portato di sicuro a benefici in fatto di salute ma anche effetti indesiderati, potenzialmente pericolosi.

 

Per voi che leggete il post sotto l’ombrellone e per voi che lo fate al lavoro in pausa pranzo, ecco un piccolo articolo di approfondimento riguardo SOLE e PROTEZIONI SOLARI!

 

COME SONO COMPOSTI I RAGGI SOLARI?

La luce del sole che ci arriva è composta da un bouquet di radiazioni elettromagnetiche, alcune (le più pericolose tra l’altro) sono filtrate dall’atmosfera, altre passano e arrivano fino a noi. Quelle più importanti sono quelle che hanno lunghezza d’onda (λ) compresa da 290 e 3000 nm: quelli a bassa lunghezza d’onda (ultravioletti -UV-) sono responsabili dell’abbronzatura, fra 400 e 800 nm troviamo lo spettro del visibile, quelle a lunghezza d’onda più elevata (infrarossi) le percepiamo come calore. Minore sarà la lunghezza d’onda, maggiore sarà l’energia associata a quella radiazione, per questo gli UV sono più pericolosi. Gli ultravioletti si dividono a loro volta in UV-a UV-b, UV-c, questi ultimi sono ad alta energia e vengono filtrati dall’atmosfera, così come i raggi X e γ (così non rischiamo di trasformarci in un misto tra Hulk e qualche supereroe dei Fantastici 4). Gli UV-a costituiscono il 95% degli UV che arrivano sulla terra, gli UV-b il 5%. Le radiazioni meno energetiche sono quelle più penetranti, mentre le radiazioni a maggior energia come gli UV esercitano perciò i loro effetti più in superficie, a livello epidermico. Gli effetti degli infrarossi sono di minore entità: scaldano tessuti, possono alterare la sudorazione e modificano la struttura di proteine solo a dosi veramente elevate.

 

COM’È COMPOSTA LA NOSTRA PELLE?

La pelle è un organo molto vasto che riveste interamente l’organismo, ad essa sono attribuibili numerose funzioni, infatti regola la temperatura, protegge da raggi solari e agenti esterni (anche chimici), è coinvolta nell’assorbimento di farmaci, impedisce la perdita massiva di acqua, protegge da abrasioni, colpi, pressione, batteri, virus ed è il luogo di produzione della melanina.

Si divide in 3 strati: epidermide, derma, ipoderma.

L’epidermide è composta dall’epitelio, che è lo strato più superficiale e sottile. Il derma è costituito da tessuto connettivo ed è lo strato più spesso. L’ipoderma (o tessuto sottocutaneo) è caratterizzato da tessuto adiposo, vasi sanguigni, terminazioni nervose e connette la cute ad organi e tessuti sottostanti.

L’epidermide è composta da cellule che hanno varie funzioni (cheratinociti, cellule di Langherans, cellule di Merkel) e da MELANOCITI che producono MELANINA, un pigmento giallo-marrone che serve a proteggere l’organismo dall’attività dannosa degli UV. Esistono due tipi di melanine, entrambe polimeri dell’aminoacido tirosina, ma strutturate in maniera diversa: le eumelanine dalla colorazione bruna e le feomelanine rosso-bionde, meno efficaci per la foto protezione, anche perché sono instabili e scompaiono rapidamente.

 

DANNI E BENEFICI DEI RAGGI SOLARI

Il sole è fondamentale per alcuni importanti fattori: produzione di vitamina D3 per la mineralizzazione delle ossa, liberazione di serotonina (“l’ormone della felicità”), ha azione antisettica e antibatterica, effetti positivi su alcune malattie della pelle come eczemi, dermatiti, psoriasi, acne e, se vogliamo aggiungere, permettendo l’abbronzatura ci rende più belli (perlomeno secondo i canoni di bellezza attuali).

Ogni vantaggioso aspetto rivela un’ulteriore faccia della medaglia, la natura benefica dei raggi solari viene messa in ombra (giocando un po’ con le parole) dai suoi aspetti negativi: sono responsabili dell’invecchiamento della pelle (fotoaging), degradano fosfolipidi di membrana, possono provocare danni al DNA soprattutto dopo esposizioni intense e prolungate, con conseguente rischio di alterazioni neoplastiche (tumori come carcinoma e melanoma).

Tutti questi aspetti sono influenzati da dei fattori variabili, come l’orario e la zona geografica di esposizione, l’altitudine, le condizioni meteo, il grado di riflessione da parte delle superfici circostanti (come neve, rocce, sabbia, acqua) ecc.

Gli effetti negativi degli UV-a e degli UV-b sono sinergici e gli uni aiutati dagli altri provocano il danno cellulare.

Gli effetti più nocivi sono quelli che coinvolgono il DNA delle cellule epidermiche: gli UV-b provocano danni direttamente alla sequenza del DNA, mentre gli UV-a ne inibiscono il normale processo di riparazione, con conseguente accumulo di sequenze errate tramandate poi di cellula madre in figlia.

Nella tabella trovate sintetizzate le varie caratteristiche dei due tipi di radiazione.

La reazione di arrossamento definita eritema è data dall’azione degli UV-b ed è da considerarsi una reazione nel breve termine (danno acuto), invece gli effetti degli UV-a sono a lungo termine (danno cronico), sono poco energetici e molto penetranti, e vengono assorbiti dal derma: gli effetti si vedono con gli anni e sono quelli del cosiddetto fotoaging, cioè l’invecchiamento della pelle con ispessimento dovuto al danno al collagene e conseguente formazione di rughe.

Il nostro organismo può attuare diversi sistemi per potersi difendere naturalmente dall’attacco di queste radiazioni, fra queste c’è l’attivazione di sistemi antiossidanti e la stimolazione dei meccanismi di riparazione del DNA.

L’ipercheratosi dello strato corneo è un altro sistema di protezione. Spiegando banalmente: la pelle diventa più spessa proprio per porre più distanza fra la superficie su cui arriva la radiazione e gli strati sottostanti, bersaglio di quest’ultima. È molto famosa l’immagine della faccia di un camionista pensionato che dopo anni di esposizione al sole filtrato dal finestrino presentava caratteristiche di invecchiamento molto diverse da un lato e dall’altro della faccia.

Il meccanismo più lampante e caratteristico è la produzione di melanina, quindi l’abbronzatura. La melanina in realtà non offre un grado elevato di protezione dalle radiazioni solari, ma ha la grande capacità di disattivare molecole dannose derivanti da queste ultime che si trovano sulla nostra pelle: è un’ottima “disattivatrice” di radicali liberi.

La produzione di melanina dipende dal nostro fototipo, che è un valore che va da 1 a 6, dove 1 è il fototipo più chiaro e il 6 è quello delle popolazioni dalla pelle scura. (Clicca qui per consultare una tabella riassuntiva delle varie caratteristiche dei fototipi).

 

SOLARI: COSA VUOL DIRE SPF?

Un solare innanzitutto è un cosmetico e viene normato come tale, è un sistema di protezione aggiuntivo alle fisiologiche difese dell’organismo, insieme alle quali concorre a limitare i danni cutanei. È necessario non dimenticare le regole più basilari per l’esposizione al sole (evitare certe ore, tipo di indumenti da indossare, tipo di protezione solare in considerazione del proprio fototipo…).

Queste sono formulazioni anche avanzate, visto che l’industria ha tenuto conto delle varie caratteristiche che la pelle può avere: possiamo trovare solari per pelli secche o al contrario troppo sebacee, per pelli mature o per bambini.

Quello che fondamentalmente distingue i prodotti solari è l’SPF, Sun(burn) Protection Factor, in alcuni prodotti si può trovare in italiano IP, Indice di Protezione. È la capacità del prodotto di filtrare i raggi UV, è un indicatore e non un valore assoluto!

Per trovare il valore dell’SPF si fa riferimento alla MED (in inglese: Minimal Erythemal Dose -dose minima eritematogena-), cioè la quantità minima di radiazioni che provocano eritema, più specificatamente “è la quantità di energia radiante richiesta per produrre il primo percettibile ed inequivocabile rossore con confini ben definiti, valutato da 16 a 24 ore dopo l’esposizione”. È il rapporto tra la MED su una pelle protetta e la MED su una non protetta. Quindi, parlando di un solare con SPF 50, c’è bisogno di una quantità 50 volte più grande di radiazioni per provocare danno rispetto alla pelle non protetta.

Il fattore di protezione indica di quante volte il prodotto solare aumenta il valore della MED valutando l’insorgenza dell’eritema. L’eritema è un fenomeno caratteristico delle radiazioni UV-b, per gli UV-a si usa lo stesso rapporto, solo che ci si basa sulla Dose Minima Pigmentogena, cioè quella che produce imbrunimento della melanina.

I requisiti minimi di efficacia per un prodotto solare sono: SPF minimo di 6, protezione ad ampio spettro (UV-a/UV-b) e la protezione per gli UV-a dev’essere ≥ 1/3 dell’SPF.

In commercio si possono trovare diversi valori di protezione, ma ATTENZIONE! Non c‘è un incremento diretto di quantità di radiazioni filtrate con l’aumentare di SPF! La curva è di tipo logaritmico:

Quindi, seguendo il concetto che ci dice che la quantità di radiazioni che “sopravvive” al filtro solare è 1/SPF:

Poteva sembrare facile “ingannare” il consumatore con una sequela di numeri, abbindolandolo con numeri più o meno grandi senza spiegare quale fosse il loro vero significato. Perciò la commissione europea il 22 Settembre 2006 ha provveduto ad emanare linee guida per l’etichettatura dei solari (2006/647/CE per i più curiosi): “l’SPF potrà essere espresso utilizzando quattro classi di protezione: bassa, media, alta, molto alta e otto valori di SPF: 6 o 10= bassa; 15 o 20 o 25= media; 30 o 50= alta; 50+= molto alta. In ogni caso dovrà essere preferita l’indicazione della classe, con il numero di SPF in posizione di secondaria importanza”.

Fate attenzione che è la quantità corretta di prodotto che protegge per l’SPF dichiarato: 2 mg per cm2, praticamente circa 2 grammi per il viso e collo e 8 per una sola gamba. Applicandone meno il fattore di protezione cala.

 

FILTRI FISICI E CHIMICI

Le molecole effettivamente responsabili della protezione solare vengono chiamati filtri, divisibili in filtri FISICI e CHIMICI.

I filtri fisici hanno elevato potere coprente ed esercitano un’azione appunto fisica, cioè riflettono la radiazione e la disperdono (in fisica: scattering). Possono essere biossido di titanio (TiO2), ossido di zinco (ZnO), talco, caolino, non sono molecole solubili e vanno quindi disperse finemente nella formulazione e in sospensione. Sono composti inerti che devono essere opportunamente micronizzati: al di sotto di valori specifici non riuscirebbero a schermare in maniera opportuna essendo troppo piccoli per riflettere il raggio; troppo al di sopra di questi valori farebbero risultare il prodotto cosmeticamente poco accessibile poiché troppo bianco. La loro azione viene svolta sulla superficie della pelle, quindi non vengono e non devono venire assorbiti.

Lo zinco ossido è riconosciuto come un filtro efficace. Alcuni vecchi studi avevano rilevato un suo assorbimento a livello sistemico anomalo in animali, maggiore cioè che sugli umani, e si temeva per una possibile tossicità. Ciò però è stato smentito da studi più recenti.

Il pregio di questi filtri è che riducono l’irraggiamento di tutto lo spettro UV, la loro forza dipende dalla quantità di prodotto applicata. Invece il problema di questi prodotti è che è difficile micronizzare le particelle ed ottenere sospensioni che siano stabili.

I filtri chimici sono una classe eterogenea di molecole che assorbono la radiazione UV grazie alla loro struttura chimica, abbassandone il livello energetico e rendendole perciò meno pericolose. A differenza dei filtri fisici c’è dunque un assorbimento della radiazione.

A seconda della lunghezza d’onda cui corrisponde il massimo assorbimento si dividono in filtri UV-a e filtri UV-b. I più sfruttati sono l’octyl methoxycinammate (filtro UV-b) e il butyl methoxy dibenzoylmethane (UV-a) poiché sono molto tollerati.

I filtri chimici, diversamente dai fisici, riescono ad avere una diversificazione della protezione dello spettro UV, permettendo di ottenere un’abbronzatura un po’ più rapida conservando l’SPF.

NB: non tutte le radiazioni UV hanno la stessa azione fisiologica! Per questo nei solari si trovano più filtri solari.

 

I SOLARI SONO PERICOLOSI O TOSSICI?

No, non lo sono. La commissione europea ne ha regolamentato il tipo e per ognuno la quantità massima utilizzabile nei cosmetici. La lista si trova nella sezione B dell’allegato VI del regolamento 1223/2009 (http://eur-lex.europa.eu), alcuni possono essere potenzialmente degli interferenti endocrini, perciò non vengono usati nei solari per bambini.

 

FARMACI E FOTOTOSSICITÀ

Quando il sole reagisce con molecole chimiche che possono sensibilizzare la pelle si parla di fototossicità: stiamo parlando di sostanze derivanti da piante o farmaci che possono essere applicati sulla pelle (uso topico) o essere assunti per via orale (uso sistemico), queste molecole assorbono l’energia delle radiazioni e le trasferiscono ai tessuti sottostanti. Si presenta in maniera simile all’eritema, quindi con rossore, bolle, prurito e si presenta nella zona dove è stato somministrato il farmaco se si è fatto un uso topico, o in tutte le zone esposte al sole se si è assunto per via sistemica.

La fototossicità è un effetto collaterale di alcuni farmaci, che si può verificare anche in dipendenza dalla dose assunta. Buona norma, in generale, è evitare di esporsi al sole immediatamente dopo l’assunzione.

Le categorie di farmaci fotosensibilizzanti sono varie: antibiotici (sulfamidici, tetraciclina) , contraccettivi per uso orale, ipoglicemizzanti, antinfiammatori (fenilbutazone, ketoprofene, piroxicam), antiaritmici (amiodarone), antidepressivi (amitriptilina), antipsicotici (fenotiazine), chemioterapici (dacarbazina), antistaminici (difenidramina), diuretici (furosemide, tiazidi), antimicotici (griseofulvina), isotretinoina.

 

POSSO USARE IL SOLARE DELL’ANNO SCORSO?

Molto meglio di no, i solari non presentano in genere una data di scadenza poiché sarebbe sopra i 30 mesi, ma hanno un PAO cioè Period After Opening e secondo le norme di etichettatura viene riportato con un pittogramma, un numero e una “M”, la quale indica il numero di mesi dall’apertura dopo i quali non si dovrebbe più usare il prodotto.

Il solare in quanto cosmetico ha una formulazione anche complessa, dove troviamo il sistema filtrante e una serie di eccipienti che concorrono alla stabilità e pregevolezza della formulazione senza intaccarne l’efficacia. Si tratta spesso di emulsioni, idrogel, o soluzioni alcoliche e tutti gli elementi sono soggetti ad ossidazione ed altri processi di degradazione.

Se non si vuole perciò incorrere in brutte sorprese è meglio non usare i solari aperti da più tempo del previsto.

Anche una conservazione corretta del prodotto gioca un ruolo fondamentale per la durata del filtro: evitare di tenerlo sotto il sole, o troppo aperto, o farci entrare del materiale che potrebbe sporcare (proprio come la sabbia della spiaggia… guarda un po’).

Fresca di quest’estate è stata una segnalazione di Altroconsumoche faceva notare la non corrispondente capacità protettiva rispetto all’SPF dichiarato, riscontrata in un paio di prodotti solari: articolo 1 altroconsumo.it

ed anche: articolo 2 altroconsumo.it per chi vuole approfondire.

Pronta è stata la risposta della casa produttrice chiamata in causa: risposta Rilastil.

I filtri solari sono un ottimo alleato per noi e per la nostra salute ed hanno subìto notevoli miglioramenti dal punto di vista dell’attività: è aumentato il loro numero a nostra disposizione e il loro SPF. È migliorata inoltre la cosmetica, cosa che li rende più applicabili e più versatili rispetto alle molte esigenze dei consumatori.

Studi scientifici rilevano che il loro uso determina una diminuzione dell’insorgenza del carcinoma, tumore più comune che colpisce le parti esterne e più esposte. Più difficile è dimostrare scientificamente l’efficacia contro il melanoma: questo si presenta dopo anni con danno cutaneo, più legato ad esposizione intermittente, ci sono molti pochi studi controllati randomizzati e c’è inoltre confusione nei dati.

 

Ad ogni modo sia chiaro che i filtri UV riparano dalle ustioni solari, primo fattore di rischio per tumori cutanei e dal fotoinvecchiamento che ci fa diventare brutti.

“Why do mathematicians always wear sunscreen? Because they have sine and cosine to get a tan and don’t need the sun!” Per finire con una freddura…dato questo caldo! Ottima l’iniziativa presa dal London Imperial College: distributore di protezione solare nei cortili del campus!

 

Ora vi saluto con il pensiero alle candide spiagge tropicali e ai bagni di sole coperti dalla testa ai piedi di creme solari, augurandovi di prendere ciò che di buono il sole ci dà e di restare abbronzati nella nostra bellezza!

BIBLIOGRAFIA:

Realistic exposure study supports the use of zinc oxide nanoparticle sunscreens and allays safety concerns” February 2019 Paul F.A. Wright

Support for the safe use of zinc oxide nanoparticle sunscreens: lack of skin penetration or cellular toxicity after repeated application in volunteers” November 2019 Yousuf H. Mohammed, Amy Holmes, Isha N. Haridass, Washington Y. Sanchez, Hauke Studier, Jeffrey E. Grice, Heather A.E. Benson, Michael S. Roberts

Systemic absorption of common organic sunscreen ingredients raises possible safety concerns for patients” Article in journal of cutaneous maedicine and surgery – July 2019, Lydia Ouchene, Ivan V. Litvinov, Elena Netchiporouk

Wrinkles from UVA exposure” Katsuhiro Motoyoshi, YutakaOta, Yuko Takuma, Masanori Takenouchi (Cosmetic & toiletries magazine vol. 113, February 1998, pg 51-58)

https://eur-lex.europa.eu

Creme solari per bambini. Attenzione: il fattore di protezione può non corrispondere a quello reale” Articolo su Altroconsumo4 luglio 2019

Creme solari, la risposta di Rilastil ai risultati dei test di Altroconsumo” 10 luglio 2019, articolo di Elena Leoparco su helpconsumatori.it