Depressione e ambiente di lavoro

La depressione, come abbiamo visto nell’articolo precedente, è un fenomeno in aumento.

Secondo la “World Health Organization”, attualmente nel mondo vi sono più di 300 milioni di persone che ne sono affette. La depressione è diversa dal quel che può essere una fluttuazione temporanea dell’umore che può scatenarsi come risposta temporanea alle varie e quotidiane sfide della vita. Quando queste variazioni perdurano per un lungo lasso di tempo e presentono un’intensità moderata/severa, potrebbero sfociare in sintomi depressivi che possono portare a diversi e seri problemi salutari che a loro volta vanno a compromettere le normali funzioni della vita di tutti i giorni.
La persona con una forte depressione può provare frequenti e intensi stati di isoddisfazione e tristezza e può non provare più piacere nelle attività quotidiane che svolgeva. L’umore è tendenzialmente negativo per la maggior parte del tempo, con presenza di pensieri di tipo negativo e pessimistico relativamente a se stessi e al proprio futuro.

Tutti questi vari sintomi possono portare la persona ad intaccare il rendimento nel proprio lavoro o scolastico e nelle relazioni familiari. Nei peggiori dei casi, la depressione può portare anche al suicidio. Oggi anno, quasi 800 000 persone commettono suicidio, ad oggi difatti risulta essere la seconda causa di morte tra i giovani nella fascia di eta 15-29 anni.

Vi sono varie cause che possono portare una persona a sperimentare dei sintomi depressivi, tra questi troviamo: presenza di disabilità, la morte di una persona cara, disturbi del sonno, sesso (le donne sono più a rischio degli uomini), isolamento sociale e lo stress percepito a lavoro (Wang & Patten, 2001; Cole & Dendukuri 2003; Hays et al., 1997; Oxman & Hull, 1997).

Oggi vorrei concentrarmi in particolare sullo stress da lavoro e come esso possa, a lungo andare, provocare l’insorgenza di patologie depressive e nei peggiori dei casi di depressione maggiore.

Perchè si possa parlare di disturbo depressivo maggiore, la persona deve presentare almeno 5 o più dei sintomi qui riportati.

  • Umore depresso per la maggior parte della giornata o quasi tutti i giorni
  • Perdita di interesse e/o piacere nelle attività
  • Significativa perdita o aumento di peso o del senso di fame
  • Disturbi del sonno, ipersonnia o insonnia.
  • Agitazione o rallentamento psicomotorio
  • Spossatezza eccessiva, mancanza di energie, affaticabilità
  • Sentimenti di svalutazione o colpa ingiustificati
  • Ridotta capacità di pensare e concetrazione
  • Pensieri ricorrenti di morte, ideazione al suicidio e/o di comportamenti autolesionistici.

Perchè la diagnosi venga fatta, tali sintomi devono essere presenti per almeno 2 settimane.

Vi sono varie possibilità per le quali una persona può incorrere il rischio di sviluppare una depressione in ambito lavorativo.

La prima può essere dovuta dal fatto che la persona e l’ambiente dove essa lavora non siano adatti l’uno all’altra. L’ambiente diventa quindi fonte di stress. Manca una corrispondenza tra le caratteristiche della persona (ad es. abilità, valori) e l’ambiente (ad es. richieste, forniture).
Questa mancanza di corrispondenza, si ipotizzata sia alla base della generazione di esiti negativi per la salute (Edwards & Cooper, 1990).
La persona che si sente costretta in un ruolo che non rispechia i suoi talenti o valori, si sente sfruttata, e a lungo andare rischia di diventare apatica, di sentirsi svalutata e tenderà ad isolarsi, sviluppando piano piano altre sintomatologie legate allo stato depressivo.

Un altra possibilità è quella spiegata nel modello “domanda-controllo” (Karasek, 1979). Questo modello postula che i risultati negativi sulla salute, come l’affaticamento, la depressione e altre malattie fisiche, derivino dalle situazioni in cui il controllo sul proprio lavoro è basso e le esigenze psicologiche imposte dal proprio lavoro sono alte. Karasek e Theorell (1990) hanno successivamente esteso questo modello includendo i concetti di sforzo fisico, insicurezza del lavoro e sostegno sociale di supervisori e colleghi. Il supporto di supervisori e colleghi può agire come meccanismo di tamponamento tra fattori di stress psicologico sul lavoro e risultati di salute avversi, influenzando il processo fisiologico di base importante per il mantenimento della salute a lungo termine (Karasek & Theorell, 1990).

Un altro aspetto chiave che influisce in tutto questo è quello della sicurezza del lavoro, che spesso è imprevedibile per i lavoratori ed è spesso al di fuori del loro controllo. La minaccia di diventare disoccupati può causare persino problemi di tipo psichiatrico (Brenner & Levi, 1987).

Queste ipotesi sono state tutte supportate da vari studi che hanno rilevato come l’insicurezza del lavoro e la mancanza di supporto da parte di colleghi e supervisori sono associati ad un aumentato livello di sintomi depressivi (Stansfeld et al., 1997; Wilkins & Beaudet, 1998; Stansfeld et al., 1999). Infine, anche uno sforzo fisico eccessivo con un basso controllo sul ritmo del lavoro può portare a stress psicologici e alcune malattie fisiche (Karasek & Theorell, 1990).
Ricordiamoci che mente e corpo sono strettamente correlate, e quando si ha un affaticamento in uno anche l’altro ne risponde!

Ma come possiamo prevenire la possibilità dell’insorgenza della depressione dovuta da stress da lavoro?

Innanzi tutto fare sport!! Secondo una revisione della letteratura condotta dagli scienziati dell’istituto per la Salute e le Scienze Sociali della Central Queensland University in Australia, svolgere attività fisica moderata per almeno tre volte a settimana, aiuta a ridurre i sintomi della depressione.

Se però gli impegni lavorativi non permettono di trovare del tempo per l’attività fisica, svolgere attività di mindfullness e meditazione almeno due volte a settimana, aiuta a ridurre i pensieri ricorsivi, l’agitazione, ansia e credenze disfunzionali (Ramel, 2004; Marchand, 2012). La meditazione come vedremo più avanti può portare diversi benefici non solo a livello mentale ma anche fisico!

Anche le attività sociali giocano un ruolo fondamentale! Esse sono un fattore che incide positivamente sulla salute mentale.
E fin qua nulla di nuovo penserete.. ma c’è da dire che le attività sociali svolgono anche un fattore preventivo contro il decadimento cognitivo, aiutando il cervello a mantenersi sano e stimolato.  Riducono lo stress accumulato durante la giornata e aiutano a produrre endorfine e ormoni che aiutano il corpo a rilassarsi (Wang et al 2002; Abbott et al. 2003; Zunzunegui, Alvarado, Del Ser & Otero, 2003).

Nel caso in cui non vi sentite realizzati e pensate che il vostro lavoro non sia adatto a voi, cercate di non scoraggiarvi e continuate a cercare nuove prospettive che possano essere più alla vostra altezza o che si adattino meglio ai vostri bisogni! Con questo però non voglio invitare nessuno a licenziarsi di sana pianta e lasciare una sicurezza alle spalle per poi trovarsi allo sbaraglio! Ma potreste iniziare a cercare, quando tornate a casa dopo cena, leggendo alcuni annunci lavorati, e nel caso poi cambiare lavoro.

Se vi sentite sopraffatti dalle richieste lavorative, non abbiate paura di chiedere aiuto o di parlare con un vostro superiore! Alle volte è proprio la mancanza di dialogo che ci proietta in situazioni dove tutto è dovuto o si da per scontato!

Un’altra cosa che potete fare nel vostro piccolo, se vi accorgete che nel posto in cui lavorate un vostro collega sembra “depresso”, il mio consiglio è quello di stargli vicino, cercate di approcciare un dialogo e in caso aiutatelo a rivolgersi ad un esperto.

Se siete voi a sentirvi in difficoltà potete chiedere aiuto ad un vostro superiore o alla figura specializzata di riferimento nella vostra azienda.
Nel caso il mio consiglio è sempre quello di rivolgervi al vostro medico di famiglia o di chiedere supporto ad uno psicologo-psicoterapeuta che avrà gli strumenti adatti per venirvi in aiuto.

 

Bibliografia

Brenner, S. -O., & Levi, L. (1987). Long-term unemployment among women in Sweden. Social Science and Medicine, 25, 153-161.

Cole, M. G., & Dendukuri, N. (2003). Risk factors for depression among elderly community subjects: a systematic review and meta-analysis. American Journal of Psychiatry, 160(6), 1147- DOI: https://doi.org/10.1176/appi.apj.160.6.1147

Edwards, I R., & Cooper, C. L. (1990). The personenvironment fit approach to stress: Recurring problems and some suggested solutions. Journal of Organizational Behavior, 11, 293-307.

Hays, J. C., Krishnan, K. R., George, L. K., Pieper, C. F., Flint, E. P., & Blazer, D. G. (1997). Psychosocial and physical correlates of chronic depression. Psychiatry Research, 72(3), 149-159. DOI: https://doi.org/10.1016/S0165-1781(97)00105-4

Karasek, R. A. (1979). Job demands, job decision latitude, and mental strain: Implications for job redesign. Administration Sciences Quarterly, 24, 285-307

Karasek, R., & Theorell, T. (1990). A comparison of men’s and women’s jobs. In R. Karasek & T. Theorell (Eds.), Healthy work: Stress, productivity, and the reconstruction of working life (pp. 44-45). New York: Basic Books

Marchand, W. R. (2012). Mindfulness-based stress reduction, mindfulness-based cognitive therapy, and Zen meditation for depression, anxiety, pain, and psychological distress. Journal of Psychiatric Practice®, 18(4), 233-252.

Oxman, T. E., & Hull, J. G. (1997). Social support, depression, and activities of daily living in older heart surgery patients. The Journals of Gerontology Series B: Psychological Sciences and Social Sciences, 52(1), 1-14. DOI: https://doi.org/10.1093/geronb/52B.1.P1

Ramel, W., Goldin, P. R., Carmona, P. E., & McQuaid, J. R. (2004). The effects of mindfulness meditation on cognitive processes and affect in patients with past depression. Cognitive therapy and research, 28(4), 433-455.

Stansfeld, S. A., Fuhrer, R., Head, J., Ferrie, J., & Shipley, M. (1997). Work and psychiatric disorder in the Whitehall II Study. Journal of Psychosomatic Research, 43, 73-81.

Stansfeld, S. A., Fuhrer, R., Shipley, M. J., & Marmot, M. G. (1999). Work characteristics predict psychiatric disorder: Prospective results from the Whitehall II Study. Occupational and Environmental Medicine, 56, 302- 307

Stanton, R., & Reaburn, P. (2014). Exercise and the treatment of depression: a review of the exercise program variables. Journal of Science and Medicine in Sport, 17(2), 177-182.

Wang, J., & Patten, S. B. (2001). Perceived work stress and major depression in the Canadian employed population, 20–49 years old. Journal of occupational health psychology, 6(4), 283.

Wilkins, K., & Beaudet, M. P. (1998). Work stress and health. In Health reports: Statistics Canada (Catalog No. 82-003, Winter, Vol. 10, pp. 47-62). Ottawa, Ontario, Canada: Minister of Industry

 

Ph:

Bruce Mars