Farmaci e cibo: attenti a quei due!

Che il benessere passi anche per la buona tavola è ormai cosa risaputa: mangiare sano in quantità e ritmi idonei è considerato una buona prevenzione per molte patologie e condizioni. A volte però alimenti anche insospettabili possono procurarci qualche grattacapo se li assumiamo in concomitanza con certi farmaci: da validi aiuti per la nostra dieta con nutrienti e vitamine di fatto si potrebbero trasformare in nemici, talvolta anche pericolosi.

Come appunto i vari alimenti che ingeriamo, anche un farmaco dal momento dell’assunzione percorre un cammino di varie tappe nel nostro organismo e alcune strategie metaboliche sono simili o addirittura uguali. Esistono anche varie classi di enzimi che intervengono nei processi di detossificazione di farmaci e molecole, una delle più importanti è quella dei citocromi, a cui appartiene il citocromo P450 (abbreviato CYP450), presente in fegato ed intestino. Questa famiglia è molto importante perché “il 60% dei farmaci comunemente prescritti è metabolizzato in qualche modo da questo enzima” [Dr. David Bailey -che studiò l’effetto del succo di pompelmo sul metabolismo di certi farmaci- su “Medical Tribune” 3/9/’98].

In questo articolo dunque parleremo delle più note interazioni che ci possono essere tra cibo e farmaci, dalle più immaginabili a quelle più insospettabili.

Innanzitutto qual è l’effetto a cui l’interazione farmaco-cibo può dare luogo?

Si può incorrere in una diminuzione della velocità di assorbimento o della quantità di farmaco assorbita, oppure in un incremento o peggioramento degli effetti collaterali. Diminuire la velocità di assorbimento ritarda semplicemente l’insorgenza dell’attività farmacologica, mentre diminuire la quantità di farmaco assorbita ne riduce il picco plasmatico.

Spesso può venire il dubbio, anche proprio davanti al bancone della farmacia: “Meglio prendere il farmaco a stomaco pieno, giusto?”. Parzialmente giusto! Alcuni farmaci per esempio come Saquenavir (un farmaco per l’HIV) che assunto in concomitanza di un pasto calorico aumenta l’assorbimento anche del doppio, preso a stomaco vuoto potrebbe non avere sufficiente attività.

Anche nel caso dei FANS l’indicazione terapeutica è la stessa, questa volta perché per loro attività chimico-farmacologica hanno come obiettivo la riduzione delle molecole responsabili sia dell’infiammazione sia della produzione di muco protettivo dello stomaco.

Assumere farmaci a stomaco pieno lo protegge dagli effetti sulla mucosa, ma espone le molecole all’interazione con molte altre…Siamo sicuri siano sempre inerti ed innocue?

L’assunzione a stomaco vuoto in certi casi è necessaria per il completo assorbimento dei farmaci o come nel caso dei sedativi o degli ipnotici, per un effetto più rapido.
Gli inibitori di pompa protonica, farmaci per proteggere lo stomaco da un’eccessiva acidità, quali Esomeprazolo, Omeprazolo e Lansoprazolo bisognerebbe assumerli un po’ prima del pasto per avere un effetto maggiore. Anche la Levotiroxina (anti-ipotiroideo) va assunta a stomaco vuoto, così come l’Itraconazolo in soluzione (antimicotico), i farmaci per l’osteoporosi o gli ACE inibitori (anti ipertensivi).

Alcol

Una delle molecole che è più facile immaginare dia luogo ad interazioni è l’alcol: può influire con un altissimo numero di farmaci, alterandone sia l’assorbimento sia il metabolismo. Oltretutto influenza le nostre capacità di percezione della realtà. Questo effetto si può sommare all’attività intrinseca di alcuni farmaci come antidepressivi, tranquillanti o antistaminici che hanno già per loro motivazione farmaceutica effetti a carico dell’umore, dell’attenzione o del grado di attivazione nervosa. Attenzione perciò alla co-assunzione in certi momenti, come prima di attività che richiedano la nostra lucidità o prima di mettersi alla guida poiché possono aumentare la sonnolenza.

Anche con gli analgesici narcotici e gli oppiacei è pericolosa la co-assunzione ed è da evitare assolutamente: aumentano gli effetti collaterali fino ad arrivare addirittura al coma.

Ciò va ribadito anche per gli analgesici non narcotici, cioè i FANS: fa aumentare il rischio di sanguinamento ed ulcere. Invece aumenta il rischio di danno epatico con le statine (farmaci per il colesterolo) o il Paracetamolo, rischio tanto maggiore quanto più aumenta la dose dei farmaci o dell’alcol.

Con i nitrati vasodilatatori (anti-anginosi o anti ipertensivi) come l’Isosorbide o la Nitroglicerina, aumenta l’effetto vasodilatatorio e fa scendere eccessivamente la pressione.

Sottolineo di nuovo l’importanza di evitare l’associazione di alcol con antidepressivi, antipsicotici, ansiolitici o narcotici. Spesso non ci rendiamo conto del pericolo e troppo facilmente si rischia di cadere in fallo con conseguenze dannose.

Caffeina

Un’altra molecola intuitivamente pericolosa in associazione è la caffeina, una dei protagonisti delle nostre giornate, sicuramente amica, ma in certi casi pericolosa e traditrice.
Con i broncodilatatori, come Salbutamolo o Teofillina, provoca eccitabilità, nervosismo e tachicardia. Nel caso della Teofillina può provocare vomito, nausea e mal di testa.
Con la Ciprofloxacina (antibiotico) c’è rischio di accumulo di caffeina, mentre con gli antipsicotici può aumentare la concentrazione di farmaco nell’organismo.

Potassio

È un elemento che si trova in molti cibi e integratori, fare attenzione poiché con gli ACE inibitori (anti ipertensivi) può aumentare la kaliemia, cioè la quota di potassio nel sangue, che può causare palpitazioni e battito irregolare. La stessa cosa può accadere con il Triamterene (diuretico).

Pompelmo: tu quoque!

Una delle interazioni più inaspettate è quella con il succo di pompelmo: provoca problemi con moltissimi farmaci, da quelli anticolesterolo, antibiotici, fino ad anti ipertensivi o anche ansiolitici. Ma la lista è molto lunga.
Ma come spiegare questo “effetto pompelmo”?
La sua scoperta si deve ad uno dei casi di serendipity di cui la storia della scienza è ricca. Alla fine degli anni ’80 il succo di pompelmo era stato aggiunto ad un placebo in uno studio farmacologico. Il gruppo a cui si somministrò il pompelmo presentò una concentrazione del farmaco in esame molto più elevata.
Il pompelmo contiene elementi che inibiscono specificatamente il CYP 3A4, che appartiene alla famiglia dei citocromi P450. Questo enzima si trova a livello epatico o anche intestinale, sito in cui maggiormente agisce il nostro succo di pompelmo. Inibendo l’azione dell’enzima che metabolizza i farmaci si ha di conseguenza un picco di assorbimento e i livelli plasmatici aumentano. L’inibizione si dice sia dose-dipendente, cioè più alta è la dose di succo ingerita, maggiore sarà la risposta inibitoria e permane per un certo periodo anche dopo l’assunzione.
L’azione del malefico, seppur gustoso frutto, non è tuttavia così prevedibile: dipende anche dai livelli di CYP3A4 nel nostro organismo che sono soggetti a variabilità individuale genetica e non tutti lo esprimiamo nella stessa quantità.

Vitamina K

Gli anticoagulanti (Warfarin) soffrono la co-somministrazione con cibi ricchi di vitamina K, rendendo il farmaco meno efficace. Da evitare perciò cibi come broccoli, cavoli, spinaci, cime di rapa e mirtillo, anche se di quest’ultimo bisognerebbe assumerne una quantità importante per avere un effetto di interazione.

Latte o caseari

Con gli antibiotici chinolonici (Ciprofloxacina, Levofloxacina, Moxifloxacina, ecc) bisogna evitare un pasto con soli prodotti caseari, latte, yogurt o succhi arricchiti di calcio. Le tetracicline si legano come una pinza alle cariche positive del calcio e formano un complesso non assorbibile, diminuendo l’effetto antibatterico. Lo stesso tipo di interazione avviene anche con altri elementi, come il magnesio o il ferro.
Anche l’assorbimento dell’Etidronato (farmaco contro l’osteoporosi) è limitato dal calcio, cosa paradossalmente ironica, visto che è uno degli elementi che si tende ad integrare in questi casi.

Tiramina

La tiramina è una molecola che si trova in cibi come i formaggi stagionati, vino rosso, cibi in salamoia, manzo o fegato, aringhe o acciughe, o grandi quantità di cioccolato.
Da evitare con certi antidepressivi (MAO inibitori) e il Linezolid (antibiotico): può esserci un aumento pericoloso della pressione.

Peperoncino

Altro elemento noto nella nostra dispensa è il peperoncino, il quale associato con gli ACE inibitori provoca tosse.

Oltre agli elementi della dieta vale la pena ricordare che anche alcuni integratori entrano nel gioco delle interazioni: l’assorbimento della Digossina (farmaco che stimola la contrazione cardiaca) è limitato dalla senna e dall’iperico, così come da un pasto ricco di fibre. L’associazione con la liquirizia può dare aritmie e aumentare il rischio di infarto.

Iperico

L’iperico inoltre è un potente induttore del sistema metabolico del citocromo P450, praticamente il contrario del pompelmo. Porta quindi ad un aumentato metabolismo di certi medicinali e loro conseguente diminuzione nel flusso ematico.

Ma allora che fare?

Evitare completamente le interazioni farmaco-cibo non è possibile, si può però ridurle al minimo con le accortezze del caso e con la scelta di una dieta adeguata. Alcuni farmaci hanno bisogno di essere presi a stomaco vuoto per migliorare l’assorbimento, altri a stomaco pieno anche per proteggerlo da effetti dannosi (vedi i FANS), per molti altri non cambia poi molto. Come sempre la soluzione primaria e più funzionale è il buon senso e la curiosità: informarsi leggendo il bugiardino e chiedere al medico o al farmacista può risparmiarci qualche grattacapo o fastidiosi effetti indesiderati.

Chi l’avrebbe mai detto che il frigo e il mobiletto dei farmaci fossero così connessi?

 

Quest’estate perciò occhio ai drink con il pompelmo e ai caffè shakerati se state prendendo farmaci…

A presto! Siate come al solito belli, dentro e fuori!