Invecchiamento sano.. e come trovarlo!

La longevità dipende da diversi fattori: psicologici, fisici, genetici, ambientali.
Oggi giorno è ormai confermato il fatto che non si muore più per “invecchiamento” in sè, ma per i disturbi e le malattie che ad esso sono relati, come ad esempio l’insorgenza di ictus, infarti, diabete ecc…

Uno stile di vita sano ed equilibrato permette di “comprimere” questi disturbi agli ultimi anni di vita. Secondo alcuni recenti studi ci sono dei fattori comuni che emerogono tra i vari anziani fisicamente sani del nostro paese: hanno una dieta varia ricca di fibre e verdure, consumono alcol con moderazione, non fumano, svolgono attività fisica leggera (camminate, ginnastica gentile) e hanno una vita socialmente attiva.

Per quanto rigurda la longevità cognitiva, vari ricercatori hanno studiato le differenze tra gli stili di vita di anziani con decadimento cognitivo e anziani sani. Gli studiosi Kliegel, Zimprich e Rott (2004) hanno evidenziato che coloro che continuavano a mantenersi attivi mentalmente (leggendo libri/giornali, viaggiando, apprendendo una nuova lingua o uno strumento) avessero dei vantaggi a livello cognitivo rispetto ai coetanei che non svolgevano tali attvità.

Questi risultati sono in linea con il concetto di riserva cognitiva che da qualche anno è un tema che sta venendo sempre più indagato e preso in considerazione dal mondo scientifico.

La riserva cognitiva è intesa come la quantità di conoscenza, apprendimenti e abilità che sono state acquisite durante tutto l’arco della vita (e non solo nell’infanzia).  Laver imparato diverse lingue, o come utilizzare una nuova tecnologia, l’andare al cinema e al teatro frequentemente, uscire con gli amici, fare un lavoro di concetto ecc…  potrebbe spiegare la possibilità per alcune persone di resistere più a lungo agli effetti dell’invecchiamento, manifestando, in caso di inizio di decadimento, solo lievi sintomi.

Questo concetto è strettamente relato ai processi neurobiologici di apprendimento.
Il cervello di un individuo con alta riserva cognitiva avrà costruito molti contatti sinaptici al punto da creare dei network cerebrali alternativi e facilmente utilizzabili in condizioni particolari. Il cervello di un individuo con elevata riserva cognitiva sarà dunque un cervello potenzialmente più plastico!

Anche l’aspetto emotivo non bisogna dimenticare di considerare, gioca un ruolo fondamentale nei processi di un invecchiamento sano.

In uno studio di Hansson e Hagberd (2005) gli autori hanno evidenziato che le persone che sono in grado di esternare i propri bisogni, possiedono un atteggiamento alla vita positivo e hanno una vita sociale ricca (interagiscono spesso con amici e parenti), possiedono anche una longevità più sana a livello fisico e mentale!

Quindi il consiglio che vi vorrei dare per questa settimana è: siate ATTIVI!

Andate al cinema, al teatro, cercate di coltivare le vostre amicizie/familiari, incontrate nuova gente, leggete, ascoltate musica, giocate a candycrush, imparate un nuovo strumento, andate a sentire conferenze, cercate di partecipare a conversazioni attivamente… inossomma cercate di tenere stimolato il vostro cervello con tante, ma soprattutto varie attività!

Questo vi permetterà di affrontare il cammino verso la vecchiaia in modo sano, ma soprattutto vi aiuterà a costruire le basi per poterlo affrontare con grinta!

PS. Vuoi misurare la tua riserva cognitiva, sapere se è bassa, media o alta? clicca qui per accedere gratuitamente al test validato dagli esperti dell’università di Padova!
E se non riesci a raccapezzarti su come farlo, contattaci e ti aiuteremo noi!

 

BIBLIOGRAFIA

Hansson, J. Å., & Hagberg, B. (2005). Determinant factors contributing to variations in memory performance in centenarians. The International Journal of Aging and Human Development60(1), 19-51.

Kliegel, M., Zimprich, D., & Rott, C. (2004). Life-long intellectual activities mediate the predictive effect of early education on cognitive impairment in centenarians: a retrospective study. Aging & mental health8(5), 430-437.

Stern, Y. (2009). Cognitive reserve. Neuropsychologia47(10), 2015-2028.