La tecnologia che ci salva dal Velo di Maya

Marshall McLuhan, classe 1911, fu un sociologo, filosofo, critico letterario e professore canadese. McLuhan dedicò la sua vita allo studio dei medium , cioè tutta la tecnologia al servizio dell’uomo. Nel suo scritto, pubblicato per la prima volta nel 1976, La galassia di Gutenberg, viene messo in evidenza come la stampa sia il cardine su cui ruota il passaggio da una cultura orale, in cui la parole è centrale e, conseguentemente, l’orecchio riveste un ruolo principe, ad una cultura scritta, in cui, invece, la parola ha un significato mentale e l’orecchio lascia il posto all’occhio e l’esperienza si riduce solo ad esso.

Sempre secondo McLuhan, l’uso della stampa ha permesso  e sotteso fenomeni come l’individualismo, il nazionalismo e l’omogeneizzazione, tipici e caratteristici dell’età moderna, e che sono, a loro volta,  esempio di come la struttura mentale di una società dipenda  dal tipo di tecnologia che quel gruppo di persone dispone, concetto questo che prende il nome di determinismo tecnologico.

Ne “Gli strumenti del comunicare”, l’autore entra più nel dettaglio del concetto di determinismo tecnologico, sostenendo la necessità di studiare come i media strutturano la comunicazione, non i contenuti delle trasmissioni, al fine di comprendere come, tale struttura,  vada ad influire sui comportamenti, modi di pensare e quindi, alla formazione di una particolare forma mentis.

La particolare forma mentis, chiamata in causa dall’autore, sembrerebbe essere sovrapponibile a quella di una piccola comunità, concetto ben delineato con la metafora del villaggio globale: con tale espressione McLuhan va ad indicare lo scenario in cui la comunicazione in tempo reale, resa possibile dal satellite,  ha reso il mondo piccolo, un villaggio, con i suoi comportamenti tipici.

Passano pochi anni dalla pubblicazione delle innovative idee di Marshall McLuhan e Neil Postman (1930- 2003),studioso dei mass media, riprende tali idee, facendo una considerazione storica nei confronti della comunicazione, dei media e della società, dove la capacità di lettura funge da spartiacque tra l’infanzia e l’età “adulta”.

Infanzia e età adulta, sono quindi definite dalla possibilità o meno di accesso alla cultura: l’infante, non avendo l’abilità della lettura, ha un accesso limitato alle conoscenze, mediato solo dal canale uditivo; l’età definita “adulta”, avendo il dominio della lettura e della scrittura, ha un accesso illimitato alla conoscenza e alla cultura.

Con l’avvento della televisione questa distanza culturale tra infanzia ed età adulta si è ridotta, rendendo possibile ai bambini la fruizione di molte più conoscenze rispetto al passato.

Questo tipo di accesso ha dei pro e dei contro, così come accade per ogni novità: se io racconto una storia ad un bambino di 4 anni, che so essere molto suscettibile alla crudeltà e alla violenza, cercherò di raccontare la storia di Biancaneve senza estremizzare particolari violenti. La matrigna cattiva e malvagia diventerà, invece, una matrigna antipatica. Se ho, all’opposto, un bambino non molto suscettibile, tali accorgimenti posso anche non farli.

Nel caso della televisione ciò non è possibile. Non sai che sorprese possa presentare il film che stai vedendo con tuo figlio e, anche se lo sapessi, dovresti essere molto abile per riuscire a distrarlo nel momento della scena potenzialmente disturbante.

Fortunatamente, la diffusione della televisione nelle case e nelle famiglie è avvenuta nel secondo dopoguerra, in un periodo in cui si è vista la crescente necessità di tutela delle parti deboli della società.

L’aspetto riguardante la diffusione della televisione in un periodo post bellico, come quello del secondo dopoguerra, non è irrilevante: in anni in cui molti pensatori si sono interrogati sulle atrocità della guerra e sul senso dell’esistenza, si è vista aumentare la ricchezza negli stati occidentali, divenuti così terreno fertile per una crescente consapevolezza circa l’infanzia e, contemporaneamente, una proporzionale crescente visione di necessità che tali prese di posizione fossero messe nere su bianco.

Le firme poste nero su bianco furono quelle nel documento sulla Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, nel 1989, che divennero legge, in Italia, nel 1991. ( per un approfondimento, potete scaricare il testo integrale a questo link)

La tutela del soggetto minorenne è volta a proteggerlo sia nel suo agire attivo, per esempio nella libera navigazione web, che nel suo agire passivo, nel caso in cui immagini che lo ritraggono vengano usate impropriamente, ma tale tutela “dall’alto”non è nulla, è insufficiente in assenza di un’adeguata tutela “dal basso”, in cui famiglia, scuola e il gruppo dei pari (amici, coetanei) giocano un ruolo principe.

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