Musica & Concentrazione, consigli per l’uso!

Quanti di voi ascoltano musica per concentrarsi a lavoro o per studiare?
Io sono uno di quelli, anche in questo momento sto ascoltando della musica mentre scrivo questo articolo, mi aiuta a rimanere in focus, e ad isolarmi dal mondo esterno. Quasi, come avevo scritto nella prefazione del precedente articolo, fossi entrato in un’altra dimensione.

La musica infatti ci aiuta a entrare in un particolare stato, chiamato “Flow” o “Esperienza Ottimale”, un concetto introdotto e più che studiato dal Dr. Csikszentmihalyi.

Il Flow è quello stato in cui le persone sono così coinvolte in un’attività che niente sembra avere più importanza. Uno stato di assortiemento al compito, tant’è che ci si dimentica per qualche tempo tutto ciò che non ha a che fare con il compito stesso. Si allenta la consapevolezza del sè, il tempo scorre rapido e il compito viene percepito come degno di essere affrontato di per sè (Ferrari et al. 2004).

La musica quindi può aiutare a focalizzare l’attenzione di chi l’ascolta, ma deve essere specificamente scelta.
Ad esempio, in questo momento sto ascoltando “Run to you” di Tom Gregory, una canzone di tipo dance elettronico che porò ha dei lineamenti soft e caldi, che in questo momento mi aiutano ad entrare in questo “stato ottimale”. Se però iniziassi  ad ascoltare quealche canzone dei “One Republic” o di “Zucchero” ad esempio, inizierei a cantare e a concentrarmi sui ritmi delle canzoni e quindi morale della favola mi distrarrei e non riuscirei a scrivere un bel niente!
L’ascolto di musica quindi funziona se in linea con il nostro stato emotivo legato al compito. Secondo uno studio condotto dalla professoressa Fabia Franco ed Emma Ward della Middlesex University di Londra, l’ascolto della musica permette di migliorare le funzioni cognitive legate alla concentrazione e alla memoria, ma solo quando queste sono in linea con il nostro stato umorale.

Ad esempio, se ci sentiamo felici ed ascoltiamo musica “felice” avremo un miglioramento della nostra performance, ma se invece iniziamo ad ascoltare una musica “triste” che è quindi in contrasto con il mio stato umorale, avremo un calo della prestazione. Possiamo immaginare il nostro cervello quando ascolta della musica in linea con in nostro stato umorale come una nave a vela che viaggia seguendo la corrente, mentre nel caso opposto la nave viaggia contro corrente. Nave dunque in quest’ultimo caso che, invece di “fluire” e scorrere scorrere veloce nell’acqua, deve impiegare più risorse ed energie per poter porter raggiungere la sua destinazione.

Questo dato è stato supportato anche da dei risultati riscontrati a livello biologico da una ricerca condotta dai Dr Stefan Evers e Birgit Suhr del dipartimento di Neurologia dell’Università di Münster, in cui i due ricercatori hanno riscontrato come l’ascolto di musica considerata ‘piacevole’ fose associata ad un aumento dei livelli di serotonona mentre l’ascolto di musica considerata ‘non-piacevole’ inducesse un decremento dei livelli di questo ormone. La serotonina è un neurotrasmettitore che partecipa a numerose funzioni biologiche, nel sistema nervoso centrale, che vanno dalla regolazione del tono dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità, all’empatia, funzioni cognitive, creatività e appetito.

 

Suggerimenti per l’utilizzo della musica.. qualche consiglio utile!

Qundo lavori, studi o hai bisogno di concentrarti, prova a trovare una musica che sia in linea con il tuo stato umorale. Questo la aiuterà ad entrare nel famoso “stato di flusso”!
Attenzione che anche il silenzio ha il suo valore, ed è possibile che delle volte il nostro corpo non voglia sentire nessuna musica. Quindi regola principale, prova ad ascoltare e capire il tuo corpo, inizia ad ascoltare qualche canzone in linea con i tuoi sentimenti, prova anche a sperimentare nuove musiche, questo andrà a stimolare la tua curiosità e il sistema dell’aspettativa! Spotify presenta (gratuitamente) delle belle playlist che puoi scegliere in base al tuo “mood”, se vedi che però nessuna musica ti soddisfa, allora spegni tutto e ascolta il tuo respiro 🙂

Se vuoi usare la musica per rilassarti, abbinala alla respirazione!
Fai un paio di respiri profondi e lunghi, questo aiuterà il tuo corpo ad entrare in uno stato di tranquillità e ad agevolare la mente ad entrare in uno stato di rilassamento.

Se devi affrontare un esame od una prova, in cui ti viene richiesto l’uso delle tue abilità mnemoniche e logiche, cerca di ascoltare mezzoretta prima dell’inizio del compito, della musica in linea con il tuo umore e non opposta!
Quindi se sei agitato cerca di evitare la musica rilassante e lenta, piuttosto prova ad ascoltare della musica che presenta dei ritmi scanditi e/o che presenti una melodia movimentata e incalzante!

Se sei un datore di lavoro che vuole migliorare le performance/mood dei propri dipendenti (soprattutto in anziende manufatturiere) metti della musica in background (non a volumi troppo alti). Essa permetterà di aumentare la performance cognitiva, l’accuratezza e renderà il completamento di compiti ripetitivi più efficiente!

Se possibile però, sarebbe meglio se i dipendenti potessero ascoltare la loro musica preferita. In uno studio condotto da Teresa Lesiuk, l’autrice ha individuato come i dipendenti che sono liberi di ascoltare la propria musica completassero i compiti proposti più velocemente, e presentassero delle idee migliori rispetto a coloro che non ascoltavano musica, inquanto essa migliorava il loro umore!

 

BIBLIOGRAFIA

Csikszentmihalyi, M., (1990). “Flow: The Psychology of Optimal Experience.” New York: Harper and Row.

Evers, S., & Suhr, B. (2000). Changes of the neurotransmitter serotonin but not of hormones during short time music perception. European archives of psychiatry and clinical neuroscience250(3), 144-147.

Franco, F., Swaine, J. S., Israni, S., Zaborowska, K. A., Kaloko, F., Kesavarajan, I., & Majek, J. A. (2014). Affect-matching music improves cognitive performance in adults and young children for both positive and negative emotions. Psychology of Music42(6), 869-887.

Ferrari , Carlotti S, Addessi A., Pachet F. (2004). “Suonare con il Continuator è un esperienza ottimale?”. In M. Biasutti, “Proceedings if International Symposium on Psychology and Music Education”, Padova.

Gaab, N., Tallal, P., Kim, H., Lakshminarayanan, K., Archie, J. J., Glover, G. H., & Gabrieli, J. D. E. (2005). Neural correlates of rapid spectrotemporal processing in musicians and nonmusicians. Annals of the New York Academy of Sciences1060(1), 82-88.

Lesiuk, T. (2005). The effect of music listening on work performance. Psychology of music33(2), 173-191.

Vinoo Alluri, Petri Toiviainen, Iiro P. Jääskeläinen, Enrico Glerean, Mikko Sams, Elvira Brattico. Large-scale brain networks emerge from dynamic processing of musical timbre, key and rhythm. NeuroImage, 2011; DOI: 10.1016/j.neuroimage.2011.11.019

Von Georgi, R., Grant, P., von Georgi, S., & Gebhardt, S. (2006). Personality, emotion and the use of music in everyday life: Measurement, theory and neurophysiological aspects of a missing link. Tönning, Lübeck, Marburg: Der Andere Verlag.