Genitori di oggi: esploratori di una nuova era.

Chi non ha mai visto, andando al supermercato, a spasso per la città, o dal dottore, un bambino seduto, calmo e tranquillo, che guarda ipnotizzato un tablet o uno smartphone?

A me capita spesso, ed ogni volta mi viene in mente una scena de “Una mamma per amica” dove Dean fa notare a Rory che è rimasto ad osservarla per un’ora mentre lei leggeva, seduta nel parco cittadino, sorprendendosi di come riuscisse a non rendersi conto di ciò che le accadeva attorno, dalla litigata proprio davanti a lei, al bambino caduto in bici. Dean, in questa scena, conferisce a questa concentrazione di Rory un connotato positivo, romantico e fiabesco, ma mi viene difficile dare la stessa valenza all’immagine di un bambino incollato ad uno schermo.

Ci tengo a precisare che non è colpa né dei genitori, né del bambino, né della società. La società avrà sempre nuove sfide tecnologiche da proporre: una volta era il walkman, poi la televisione e quindi il telefono cellulare, i genitori avranno sempre nuovi quesiti su quanto questi strumenti siano adatti o meno ai propri figli e la società’ sarà sempre alla ricerca di nuovi argomenti di discussione.

Una cosa, però, bisogna ammetterla: nelle ultime due decadi, le difficoltà son diventate maggiori, sia in quantità che in qualità; i genitori d’oggi, infatti, si trovano a dover fronteggiare i figli su più fronti, quali:

l’”obbligatorietà” ad avere uno smartphone, tablet, pc ed il conseguente accesso ad internet;
la gestione della frustrazione e rabbia dei bambini nel momento in cui lo strumento non ci sia, non si possa usare o venga tolto;
la possibile dipendenza da essi;
la possibilità di accedere a contenuti non adatti all’età del minore senza l’adeguata supervisione di un adulto.

Punti, questi, che non erano mai stati esplorati in precedenza. La diffusione del telefono cellulare è diventata “di massa” nei primi anni del 2000; i social network, per esempio Netlog e Facebook, hanno iniziato a prendere piede dopo il 2005; lo smartphone, che ha l’accesso ad internet e, quindi, ai social network, nei primi anni dopo il 2010. Vediamo come nel giro di pochi anni non si siano dovute gestire solo le ore davanti alla televisione o il capriccio per un giocattolo, ma monitorare l’utilizzo di apparecchi che gli stessi genitori usano e hanno sempre con sé.

Ne deriva, da tutti i fronti citati, un generale senso di disorientamento e frustrazione che può portare il genitore a non sentirsi adeguato e a vivere in un generale stato d’ansia.

Basti pensare ad un genitore alle prese con un capriccio del figlio di 4 anni, che vuole a tutti i costi il tablet di lavoro del padre, perché sa che al suo interno son installati de giochi, o che, invece, debba restituire al genitore l’apparecchio proprio nel momento in cui sta guardando un video.

Un altro scenario potrebbe essere quello della gestione dei conflitti con il figlio adolescente: quanti genitori hanno dovuto affrontare il difficile momento di porre “i paletti” all’uso della internet/tecnologia/social-network?

Quanti genitori, invece, hanno dovuto affrontare i problemi, derivanti da un uso fuori controllo della triade, quali problemi a scuola, con i coetanei e in famiglia?

E’ bene ricordare, in ogni modo, che la discussione sui dispositivi informatici nella prima infanzia è molto ampia e presenta molti aspetti da considerare, che portano la linea di analisi del fenomeno non necessariamente su un versante totalmente negativo, anzi, ci son innumerevoli studi a sostegno dei benefici di un uso “proprio” della tecnologia nella prima infanzia.

Prossimamente verranno affrontati in questa sede vari aspetti di questo fenomeno, al fine di dare una visione critica ed esaustiva del fenomeno.